Sfida al cantautorato. Intervista ai bassa MAREA (Torino, 17/03/2016)

Dopo il live di giovedì scorso agli ‘Stati generali del Rock’ all’Hiroshima Mon Amour, abbiamo incontrato i bassa MAREA che usciranno nei prossimi mesi con un nuovo EP. Dopo un 2015 che li ha visti salire sul palco ben ventiquattro volte, senza l’aiuto di etichette o di agenzie di booking, la band torinese è pronta per il passo successivo.

Iniziamo dal concerto di questa sera. Siete stati, forse, la band più “sporca” dei 5 musicisti in gara e, probabilmente, era proprio questo, quello che avevate in più rispetto agli altri…
Erica Prastaro: noi ci mettiamo l’anima. Suonare ad un concerto non è come suonare in sala prove: non rendiamo mai allo stesso modo. Dal vivo, la passione ti travolge. A livello tecnico, andiamo un po’ a perdere ma il sentimento prende il sopravvento. E ci piace così!
Andrea Rocca: in sala hai la tranquillità del tuo spazio e tutto viene un po’ meglio. Poi, noi abbiamo una nostra sala prove ed è davvero come se suonassimo nel nostro salotto: tutto viene bene e sembra tutto fighissimo. Dal vivo è diverso: in meglio e in peggio.

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Tracklist e artwork del nuovo EP.

Prossimamente uscirà il vostro secondo EP: potete darci qualche informazione in più? Intanto: data? Titolo?
Andrea: non c’è ancora una data ma abbiamo una voglia matta di farlo uscire. Esagerando, ti direi nel giro di un mese. Il titolo, però, non vogliamo dirlo.
Erica: vorremmo farlo uscire lentamente sui social, per creare un po’ di suspense.

Dopo il primo album acustico e visti i concerti con la nuova formazione, ci si poteva aspettare la svolta elettrica, un po’ in stile Bob Dylan. Stasera si è esibito un gruppo decisamente più aggressivo rispetto al primo lavoro [nda. ‘EPoi?’, recensito qui]. Ritroveremo questa energia anche nelle registrazioni?
Andrea: siamo molto contenti dell’EP che abbiamo fatto e, essendo autoprodotto, abbiamo messo dentro tutto quello che volevamo. Non sarà registrato benissimo? Forse, ma le canzoni sono quelle.
Erica: quello che si sentirà è quello che siamo.

L’influenza nuova è decisamente quella dei Fast Animals and Slow Kids. Però, cercate anche di smarcarvi da loro, inserendo elementi più tecnici e una carica punk diversa. Si sente il vostro timbro sui pezzi.
Andrea: è molto difficile fare qualcosa di nuovo. Non vuole essere una critica ma, qui a Torino, o fai il cantautore oppure tutto diventa molto complicato. Non vogliamo essere dei cloni ma neanche essere rivoluzionari: vogliamo fare quello che ci piace.
Erica: i gruppi a cui ci rifacciamo sono davvero pochi. Ci ispiriamo molto ai FASK, ai Biffy Clyro e ai Foo Fighters. Tra i gruppi vicini, rimanendo nel repertorio torinese, direi che prendiamo qualcosa dai Nadàr Solo.
Andrea: io, personalmente, sono molto legato al punk anni ’90, quello ignorante con canzoni da un minuto a 600 BPM.
Erica: anch’io e, probabilmente, direbbe la stessa cosa Stefano, l’altro chitarrista. Essendo il nucleo originario della band, noi tre siamo quelli che mettono di più lo zampino nei pezzi ma, pian piano, ognuno mette il proprio stile e la propria anima dentro le canzoni.
Andrea: cerchiamo, comunque, di non mettere troppo ma di lavorare per il pezzo, anche semplificando. Se ci rendiamo conto che un assolo à la Malmsteen non avrebbe senso, preferiamo usare meno note ma essere più efficaci.
Erica: verrebbe fuori un pasticcio se ci lasciassimo prendere dall’entusiasmo per ciò che ci piace.

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I bassa MAREA sul palco dell’Hiroshima.

L’anno scorso, con ben 24 concerti, è stato piuttosto impegnativo per voi. Quale obiettivo vi siete posti per quest’anno, invece?
Erica: noi speriamo che ci sia qualcuno che riesca a capire la nostra anima e il nostro genere e che abbia voglia di portare il nostro progetto avanti, magari seguendoci per un tour.
Andrea: noi siamo molto legati al concetto di etichetta, perché non l’abbiamo mai avuta e, quindi, vorremmo fare questa esperienza. Questo EP è stato pensato per essere inviato a etichette e agenzie di booking. Poi ci è piaciuto e abbiamo deciso di pubblicarlo ma ora abbiamo bisogno di qualcuno che possa darci una mano: da soli, probabilmente, non saremmo in grado di crearci un tour o delle situazioni mediamente fighe. Ci serve una mano per fare il salto.
Erica: poi, noi ci stiamo impegnando in tutto, social compresi.
Andrea: tutto quello che vedi che pubblichiamo, dal video alla foto, è fatto da noi. Tutto!

valigia effetti

Tralasciando la musica, avete nominato un aspetto che riuscite a gestire molto bene: la comunicazione. Vi siete seduti a tavolino e avete pianificato una sorta di strategia in questo senso?
Erica: noi cerchiamo di lavorarci assieme. Non lasciamo il compito ad una sola persona, esattamente come per la musica.
Andrea: e litighiamo un sacco! Molte volte lancio io un’idea su un post da pubblicare su Facebook, che viene discussa, stravolta, ecc. Cambiamo le parole, poi, magari, fa schifo agli altri, a quel punto mi incazzo…
Erica: però, arriviamo ad una conclusione. Tutti quanti mettiamo qualcosa e ogni decisione viene presa in comune.

Il DIY ai tempi dei social network e la carica del punk vecchio stile sono gli ingredienti dei bassa MAREA, che, smarcandosi dalla gloria dell’hardcore e dalle nuove tendenze cantautorali cittadine, potrebbero portare davvero un suono nuovo nel capoluogo torinese.
Un consiglio: seguiteli.
Il prossimo EP sarà una bomba.

I bassa MAREA sono: Andrea Rocca (chitarra e voce), Erica Prastaro (voce), Stefano Lopiano (chitarra), Paolo Iulita (basso) e Fabio Piazzo (batteria). 

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