Nostre signore della dinamite. Beatrice Antolini + Bea Zanin & Diego Perrone @Indi(e)avolato (Diavolo Rosso, 18/03/2016)

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Nostra signora della dinamite
Giorgio Canali & Rossofuoco – Nostra signora della dinamite

Vivid Beatitude. Beatrice Antolini

Tre musicisti.
Beatrice Antolini, Luca Nicolasi e Marcello Piccinini.
Tre colori.
I capelli oro della Antolini, la sua giacca viola lustrinata e due sgargianti tastiere rosse della Nord.
Un grande concerto.

È stata questa l’essenza dell’esibizione di Beatrice Antolini sul palco del Diavolo Rosso, dove ha deciso di portare una sorta di “concerto antologico”. Da ‘Big Saloon’ a ‘Vivid’ fino ad arrivare ai brani dell’ultimo EP, ‘Beatitude’, uscito per La Tempesta due anni fa, la Antolini ci fa salire sul suo dromedarium e ci trasporta in un deserto pieno di suggestioni.
Coniugando un tocco da chanteuse (‘Bread And Puppets’) con il tiro molesto della hit-maker (‘Pinebrain’) la Antolini va dove vuole. Le mani scorrono rapide sulle due tastiere manco fosse Jerry Lee Lewis, mentre piega le proprie corde vocali a un canto graffiato punk-blues prima (‘Spiders Are Not Insects’) per poi rilassarle, lasciandoci sognare (vedi la richiestissima ‘Anyma L’).

Con lei ci sono due musicisti clamorosi: Luca Nicolasi (basso e chitarra) e Marcello Piccinini (batteria ed elettronica). Se fossero stati soli, i “due della sezione ritmica” avrebbero potuto sostenere tranquillamente un concerto non meno intenso.

Nicolasi è uno spettacolo. Chi è con me dice che è uno dei rari bassisti che fa suonare davvero il basso ed è il modo migliore per spiegare quello che fa. Controllo totale dello strumento e consapevolezza delle proprie capacità: a tratti sembra quasi distratto, tanto gli viene semplice.
Un ispirazione per bassisti o aspiranti tali.

In ombra, sul lato sinistro del palco, c’è Piccinini che, mantenendo un ritmo robusto sui tempi non proprio lineari dei brani della Antolini, si smazza anche la parte elettronica, lavorando molto più duro di quello che si riesce a vedere. Si sente, però, e, se i due fantasisti di basso e tastiere possono veleggiare a destra e sinistra, è proprio grazie alla solidissima base che mette lui.

Alla fine rimani stordito e un po’ turbato: sai che ti sei perso qualcosa, in mezzo a quel caleidoscopio di suoni, e sai che è un’ottima scusa – se te ne servisse una – per risalire di nuovo sul “dromedario” della Antolini.
Ed essere, di nuovo, vividamente beato.

Bungle in Plaza Victoire. Bea Zanin & Diego Perrone

Bea Zanin (2)
Diego Perrone e Bea Zanin sul palco del Diavolo Rosso

È giovane, è brava e non sbaglia nulla.
È semplicemente Bea Zanin.

L’avevamo vista qualche mese fa alla Kollaps Night dove, accompagnandosi solo col suo violoncello, aveva lasciato tutti attoniti, anche dopo i pochi brani che aveva eseguito.
Dopo averla vista lì, l’avevamo definita come “la Grimes italiana” perché aveva qualcosa della solitaria genialità della canadese. La stavamo sminuendo, però: Bea è decisamente più brava e più precisa dal vivo.
Occhio, Claire, ti sei fatta una rivale bella tosta.

Questa volta si ripresenta con un set un po’ più lungo e, soprattutto, con Diego Perrone (Caparezza, I Medusa) che si occupa di buona parte della programmazione elettronica, oltre a fornire un importante contributo vocale su molti dei pezzi (vedi il singolo, ‘Pazzo di te’, ma non solo).

Nei suoi brani la Zanin impasta influenze classiche con un electropop spostaculi che potrebbe impensierire I Cani del “Sorprendente Album”, incastonandogli una narrativa da “Torino centro” dal sapore battiatano (come in ‘Limiti’).

Purtroppo, pur essendo durata un po’ di più, la sua esibizione non ci lascia completamente appagati: tocca sedersi in un angolino di Plaza Victoire e aspettare, trepidando, il nuovo album.

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