Giraffe lamarckiane. Vivo – bassa MAREA

È forse solo
La mia ansia di suonare.

bassa MAREA – Lividi

Piccola premessa. Questa recensione, come tutte quelle che pubblico qui, parte da un fatto personale: il 30 aprile si va a vedere i Verdena (VERDENA!) allo Spazio211 (SPAZIODUECENTOUNDICI!) e, preso dall’entusiasmo, sto ripassando tutta la discografia. Ieri, tra i vari pezzi, mi sono sparato tutto il primo mitico album e i primi EP, ‘Valvonauta’ e ‘Viba’. Quegli album (e quella band) avevano un tiro particolare: molti li definirono i “Nirvana italiani” ma, col senno di poi, si può dire che si sia trattato di un errore piuttosto grossolano.
A differenza di quello che accadde ad altri, questo non bastò a bruciarli e, liberandosi di quella fastidiosa etichetta, la band bergamasca è diventata – che la amiate o la odiate – un punto fermo della discografia rock italiana.

Vi chiederete: ma questo che c’entra con ‘Vivo’, l’ultimo EP dei promettenti bassa MAREA?
Arrivato alla fine di ‘Verdena’ – l’album – mi sono posto una domanda: si può ancora essere innovativi, facendo rock, in Italia, oggi, come riuscirono loro?
Ho tentato un confronto: non appena termina ‘Eyeliner’, metto ‘Vuoto’, la prima – molestissima – traccia di ‘Vivo’ e…beh, i giovani pischelli torinesi reggono il confronto con i grandi vecchi bergamaschi, per pacca e innovazione.

Alcune band, come i Verdena o i bassa MAREA (e, per fortuna, altre), sono come giraffe lamarckiane che allungano la testa in territori inesplorati, spingendosi laddove gli altri gruppi, in futuro, si appoggeranno per andare ancora più lontano.
In pratica, una versione indie dei giganti di Newton.

Ecco, i bassa MAREA non sono ancora giganti – sono troppo giovani per esserlo – ma stanno giá spingendo la testa in alto.

Certo, si contano molte influenze – Fast Animals and Slow Kids, su tutti – ma sono solo trampolini: non ricordo molti altri casi in cui virtuosismi che flirtano col metal (la chitarra pulita di Stefano Lopiano) abbiano dialogato con il pop-punk americano (la chitarra grezza di Andrea Rocca), come in questo EP; vi sfido, poi, a trovare un’altra band che faccia questo tipo di rock in Italia, unendo voci femminili (Erica Prastaro) e maschili (ancora Rocca, che evita con abilitá la ‘”zona-Aimone”*). Non va dimenticata, comunque, anche un’importante novità in formazione: l’ingresso di Fabio Piazzo (batteria) e Paolo Iulita (basso), che permette ai bassa MAREA di avere una sezione ritmica che potrebbe affrontare a viso aperto la coppia Luca Ferrari-Roberta Sammarelli**.

Se ‘Vivo’ sarà ricordato un giorno come ‘Questo è un cioccolatino’ dei FASK o ‘Viba’ dei Verdena, non possiamo ancora saperlo ma la loro “ansia di suonare” li sta guidando bene.
Verso vette lamarckianamente alte.

* Traduzione: niente “Disaggiowh”; “Sollowh”; ecceterawh.
** Il primo EP era acustico e vedeva i soli Lopiano, Prestaro e Rocca in formazione.  È stato recensito qui

Entrambi gli album dei bassa MAREA sono disponibili, come piace a noi, in free download direttamente dal bandcamp della band.
Se volete leggere, invece, la nostra intervista alla band, potete cliccare qui

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