Velocità, birre, rock & roll. Intervista ai Mot Low

È andata così. Finita l’intervista con la Sindrome di Cassandra, mi sono attardato a parlare con ragazze della band. Arrivata l’ora di andar via, faccio per salutare Donatella Angelico che stava parlando con alcuni ragazzi, tra i più bravi ad essersi esibiti quella sera all”(AT)Live’.
“Dai, dai, intervista anche loro!”
Beh, alla fine ho seguito il suo consiglio e, grazie alla disponibilità dei Mot Low, è venuta fuori una bella intervista con una delle band più longeve di Asti.

Confesso di avervi sentito dal vivo per la prima volta questa sera e siete stati tra i miei preferiti. Un gruppo che va veloce e, soprattutto, che accelera
Merola: Madonna, sì! [ride] E dobbiamo ringraziare il nostro batterista per questo: è lui l’amante dell’accelerazione!

Questo primo ‘(AT)Live’ è stato un modo per vedere e/o rivedere alcune delle band più interessanti del panorama cittadino. Qual è la situazione della scena musicale ad Asti?
Merola: la scena ad Asti sta un po’ languendo. In base alla mia esperienza, vedo meno gruppi di una volta, forse perché era più di moda suonare o perché ci sono meno posti dove farlo.
Daniele Bordone: quando eravamo al liceo quattro persone su cinque suonavano uno strumento, la media attuale dell’Avana, dove un po’ tutti suonano o cantano.
Merola: vabbé ma loro non lavorano! [ride]
Daniele: esatto. Noi abbiamo anche l’aggravante: nonostante un lavoro serio, suoniamo pure! [ride]
Merola: avendo poco tempo, facciamo il possibile e proviamo tutti i fine settimana ma, visti gli impegni, finisce che per registrare e scrivere un album ci mettiamo due anni.
Daniele: però rimaniamo uno dei gruppi più longevi di Asti.
Merola: questo è vero, dal 2006, quando ci chiamavamo ancora ‘Lem Motlow’. Perché noi abbiamo cambiato nome: dopo che l’uscita del primo album ufficiale [nda. ‘Il ritorno della mezza stagione’] abbiamo scoperto che c’era un altro gruppo in Germania che si chiamava così. Poi abbiamo cambiato formazione e adesso stiamo scrivendo un nuovo album che speriamo di riuscire a registrare dopo l’estate.

Sempre in autoproduzione?
Daniele: tutto di tasca nostra!
Merola: quello vecchio è stato completamente autoprodotto, questo non si sa ancora. Bisogna vedere se troviamo un accordo con etichette, ammesso che esistano… Il nostro problema è che non facendolo di mestiere non abbiamo velleità come il voler diventare famosi. Anche le etichette dicono: “perché investire su un gruppo che riesce a suonare un paio di volte al mese?” Non avrebbe senso. Perciò noi continuiamo a fare il cazzo che ci pare e ce lo produciamo da soli, mettendo i soldi di tasca nostra.

I Mot Low sul palco del Diavolo Rosso con la vecchia formazione (a sinistra Giulia Biamino)
I Mot Low sul palco del Diavolo Rosso con la vecchia formazione (a sinistra c’è Giulia Biamino, ora membro “ad honorem”, come scrive la band su Facebook).

Ci sono altre date in programma prossimamente?
Daniele: noi stiamo finendo i pezzi dell’album. Se arriva qualcosina di divertente come questa sera, la facciamo. Dopo due o tre mesi di prove, ti rompi le balle e, quindi, preparare una data è un momento divertente. Ti rilassi, torni a suonare davanti alla gente, ti bevi un paio di birre, porti i pezzi nuovi. Se esce qualcosa, quindi, ben volentieri. Ma poi, soprattutto, ti danno da bere gratis! [ride]
Andrea Campagna: anche la pizza gratis! Pizza e birra sono un’ottima ragione per andare a suonare!
Merola: finché ci danno la birra gratis, andiamo dappertutto.

Asti, abbiamo detto, è una scena piccola però molto varia, secondo me: ognuno cerca di emergere con la propria personalità. Un po’ come accade con la Sindrome di Cassandra e gli altri gruppi, avete un suono interessante che potrebbe emergere rispetto all’intero panorama musicale italiano.
Andrea: questo è uno dei migliori complimenti che potremmo ricevere! È esattamente quello che ci diciamo dopo ogni prova. Il tentativo è quello: fare qualche cosa che non si trova molto in giro.
Merola: almeno non in italiano. Cantare in italiano il nostro genere non è facilissimo. Noi lo facciamo perché crediamo nella lingua e crediamo nella possibilità di poterci esprimere attraverso l’italiano. La difficoltà è un modo per poter far uscire qualche cosa di diverso. Noi giriamo sempre attorno al rock, che è un mezzo di comunicazione antico: quello che si poteva dire, ormai, è già stato detto. È questo il difficile: riuscire a fare qualche cosa di nuovo, ammettendo che sia possibile.  Magari non suoniamo bene ma se ci dicono che siamo originali, a noi va bene: torniamo a casa contenti! [ride]
Daniele: tieni conto, poi, che tutti questi pezzi mancano della produzione dell’album. Le canzoni vecchie sono più complete e strutturate. Le accelerazioni sono una degenerazione di quella che è la composizione in saletta e che, in studio, viene imbrigliata nel clic. Al momento non c’è ordine: c’è solo pancia. È una cosa emotiva: dove c’è più volume, c’è più velocità. Noi, poi, arriviamo da un vissuto di cover dei Ramones, Clash e post-punk vario. Con la prima formazione facevamo 40 pezzi in un’ora e mezza!
Merola: prima eravamo più rock and roll: facevamo garage-punk, pezzi anni ’80 rifatti molto veloci e molto distorti, pezzi dei Mummies, dei Thee Milkshakes. Poi ci siamo spostati verso il post-punk, verso gli Shellac, verso la scena alternativa/underground.
Andrea: circa un quarto dei pezzi di stasera non li avevamo mai suonati dal vivo. Volevamo vedere come la reazione delle persone. Poi ci metteremo nelle mani del nostro caro amico Fajo [nda. al secolo Carlo Girardi] e metteremo ordine.
Merola: Fajo è il ragazzo che ha registrato il disco precedente e che, molto probabilmente, registrerà anche il prossimo, sempre al ‘One Black Sock’ di Torino. Lui è davvero bravo e ci fa anche da fonico, ogni tanto. Ha dato una struttura a dei pezzi che non l’avevano ed è importante. Il live con un po’ di rattoppi funziona lo stesso ma registrare è un’altra cosa.

Velocità, birra e rock and roll, tre ingredienti per un post-punk vecchio stile, dotato di un tiro che potrebbe impensierire numerose band targate V4V o To Lose La Track.
E, sì, è un consiglio per voi, etichette: pubblicategli il prossimo album e diffondeteli.
Ovunque.
Pure ‘Allestero’!

I Mot Low sono: Francesco “Merola” Mendola (voce e chitarra), Andrea Campagna (chitarra), Alessio Carelli (basso) e Daniele Bordone (batteria)
Se volete ascoltare i primi lavori della band, li trovate qui e qui

 

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