L’indie senza il pubblico.

Che bello l’indie senza il pubblico, canta uno strepitoso Jocelyn Pulsar nel suo ultimo singolo e, con una frase dalla semplicità disarmante, esprime bene quello che mi spinge a scrivere su questo blog.
La musica non dovrebbe essere suonata perché piaccia agli altri, come ci insegnano a credere trasmissioni come l’X-Factor o il The Voice. La musica dovrebbe essere suonata perché piace a te e, motivato dallo stesso spirito, ho iniziato a scrivere qui.

In realtà, almeno all’inizio, c’era una qualche velleità lavorativa: “apriti il blog, poi diventi giornalista.” Già, poi succede che qualche giornalista lo incontri e, uno dietro l’altro, ti danno ottime ragioni per rinunciare. Su tutte la famosa e romantica “gavetta”: “Beh, io una mano te la do volentieri”, mi fa uno di questi, “Scrivi al caporedattore della redazione locale di Pippo*. Gli dici: ‘ti mando io.’ Ma tu non devi spaventarlo. Gli dici una cosa del tipo: ‘Vorrei provare a fare un po’ di esperienza, magari con qualche articolo non pagato’. Perché sono tempi duri, c’è la grisi…” ecc.
In pratica: entri in redazione con un calcio nel sedere e lavori gratis. Però fai un “sacco” di esperienza.
No, grazie.
E se scrivessi su Rockit?
C’è gente che odia Rockit per partito preso. È sbagliato, anche loro ci provano (e ci riescono) a modo loro, e pure con festival importanti come il ‘MiAmi’. Ma, comunque, il risultato finale è: entri in una redazione, scrivi articoli non pagati e fai un “sacco” di esperienza. E il sito si ingrassa di articoli aggratise.
Eh, ma vuoi mettere la visibilità?
Beh, in effetti…no, grazie (vol. 2), non fa per me.

In verità, dal mio punto di vista non c’è una grande differenza tra suonare, quello di cui canta Jocelyn Pulsar, e lo scrivere: non lo fai per il pubblico. Come mi disse Ufo (bassista, Zen Circus), quando lo intervistai per la mia tesi di laurea, “quando smetteremo di divertirci, la nostra band smetterà di esistere” e, molto probabilmente, vale la stessa cosa per questo piccolissimo blog. Per questo, pur rispettando chi è più grosso di me, io rimango qui, come canta ‘Lo Straniero’, uno dei gruppi che ho avuto la fortuna di incontrare proprio grazie a #CPS.
Continuando a scrivere pochi articoli ma buoni – ma cresceremo: vedrete! – e continuando a supportare la mia scena locale.
Ecco, è proprio qui che entrate in gioco voi, cari lettori!

Conoscete o, meglio ancora, suonate in un gruppo che non trova la giusta visibilità? Vi siete inventati un festival fighissimo e volete farlo girare? Eccomi! Commentate qua sotto, scrivetemi sul Fessbuc o sul Tuitter o mandatemi una mail (flavio.bosso7@gmail.com) e segnalatemi le realtà di cui si compone lo stivale.
Non lasciamo gli indie senza pubblico e facciamo scena tutti assieme, continuando a far “strillare i piatti” come in quel brano che guida questo blog da quasi due anni…

* Ho preferito evitare di usare il nome vero della testata e evitare di citare chi me l’ha detta: non è quello il punto.

 

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