Rivitalizzare la #ScenaAstigiana. Intervista ai Black Age (Diavolo Rosso, Asti, 10/02/2017)

Un paio di settimane fa c’è stato l’esordio live della mia band, gli Artemisia, al Diavolo Rosso, locale che, come ormai saprete, è particolarmente importante per questo blog. È stata una figata e se siamo potuti salire su quel palco è merito anche dei Black Age, una band di ragazzi tostissimi che hanno acconsentito a “splittare” la loro serata con noi. Avevo visto questi quattro ragazzi tre anni fa, prima di una demenzialissima data dei Fast Animals And Slow Kids proprio al Diavolo, e mi avevano colpito ma non come in questa occasione in cui hanno dimostrato di essere maturati davvero molto.
Ecco che, quindi, dopo il live ci siamo seduti a un tavolo del locale astigiano e, davanti a una birra (versata, ma vabbè…), abbiamo discusso del loro futuro, del loro nome e di quello che accade nella “nostra” scena. 

pre-concerto
Facce intelligenti e ristori pre-concerto.

Partiamo con la domanda più stupida che si potrebbe fare a un qualsiasi gruppo, emergente o no: qual è l’origine del vostro nome?
Andrea Cavallero: Lo sapevo che qualcuno prima o poi ce l’avrebbe chiesto! Cos’è che dovevamo rispondere?
Riccardo Bruno: In realtà, loro lo sanno bene, io la so veramente poco questa cosa…
Andrea: Ah, noi lo sappiamo bene?! In realtà, questo nome l’abbiamo scelto sette/otto anni fa, in piena depressione adolescenziale e allora…boh, sono gli anni neri! Ascoltavamo un sacco i Green Day e allora dai Green Day ai Black Age! [ride]
Riccardo: Infatti i Black Age, all’inizio, erano una specie di cover-band dei Green Day…
Andrea: L’intenzione, comunque, è quella di cambiare nome, trovando qualche cosa che si addica di più al nostro genere, a quello che cantiamo…non c’è ancora stata occasione però. Non sappiamo perché. 
Gioele Valfrè: Stiamo aspettando il momento giusto…
Andrea: …e il momento giusto deriva dal trovare il nostro genere. Ogni volta che scriviamo dei pezzi nuovi ci sentiamo sempre più vicini alla meta finale ed è il motivo per cui, ora come ora, non tentiamo niente – concorsi, ecc. Adesso diamo 70, quando potremmo dare 100. Stasera abbiamo suonato alcuni pezzi nuovi e ci siamo già detti che anche i prossimi dovranno essere come questi.
Riccardo: …con un sound completamente diverso rispetto a tre anni fa.

Quindi, al momento, rinunciate anche a eventuali nuovi album?
Andrea: Quando saremo sicuri, investiremo dei soldi in un disco. Al momento non so se ci sentiremmo di farlo. Da cinque mesi a questa parte abbiamo cestinato tre o quattro pezzi, tutti inediti in italiano. Se non li abbiamo registrati, è perché ci rendiamo conto che siamo in progressione.
Gioele: Fare un disco, ora, sarebbe controproducente.
Andrea: Uscito Hangover, il nostro ultimo EP, avevamo già un altro disco pronto con tutti brani in italiano. Poi abbiamo cambiato un membro, Claudio [Massasso, nda.] è uscito dal gruppo ed è entrato Riccardo: siamo ripartiti da zero. Abbiamo riscritto dieci/quindici pezzi ma tanti di questi non li sentiamo ancora nostri. Su nove pezzi totali di una scaletta, stasera, ne abbiamo suonati gasati cinque: è su questi che vogliamo investire.

Mi hai ricordato qualcosa che aveva detto Aimone durante un’intervista, rispetto al modo in cui avevano lavorato all’ultimo album. Lui diceva che i FASK volevano far venire fuori un album che contenesse pezzi che avrebbero voluto ascoltare a un concerto…
Andrea: L’ultima volta che eravamo seduti a questo tavolo c’erano i Fast Animals. Quello, probabilmente, è stato il nostro apice. Dopo è cambiato un po’ tutto. C’è stato questo cambio di formazione, abbiamo iniziato a cantare in italiano…adesso siamo ripartiti da questi pezzi ma siamo in un pieno progredire e ci crediamo tutti quanti. E lo vediamo per i sacrifici che siamo disposti a fare. Lui [indica Michele Valfrè] ha dato un esame due giorni fa e abbiamo provato il giorno dopo; anche Richi e Gioele studiano, io lavoro. Se avessimo un gruppo per avere un passatempo sarebbe tutto completamente diverso.

Nonostante diciate di essere ancora alla ricerca di una vostra identità precisa ho notato una grande crescita rispetto a quel live prima dei FASK. Tralasciando il passaggio dall’inglese all’italiano, è come se, pur essendo presenti i vostri ascolti all’interno della musica che fate, ci fosse già una personalità precisa dietro questa band. Avete ascoltato qualcosa che vi ha portato a questo tipo di suono o è stata semplice maturazione dovuta all’esperienza live?
Riccardo: In realtà, entrambe le cose. Sicuramente ci sono le influenze italo-americane di qualche anno fa e di nuove band, inoltre c’è stata una maturazione nel lavoro di studio, nel nostro rintanarsi in sala prove per ore e ore durante la settimana.
Andrea: Sai cos’è? Questo cambiamento è stato anche forzato. Stiamo rifacendo la nostra sala prove e ci siamo ritrovati a suonare in acustico. Facendo così, abbiamo scoperto una vena più calma. Non avevamo mai scritto pezzi lenti e, magari, è stato dato un po’ dalle circostanze, però, cazzo, ci piace! Questi pezzi qui li abbiamo scritti, dopo essere arrivati in cima a una collina, suonando con gli strumenti acustici: sono nati così gli scheletri di questi brani. Tutto questo è nato dal fatto che fossimo senza sala prove. Altrimenti avremmo continuato a fare del casino e basta!
Riccardo: Adesso abbiamo due o tre pezzi quasi solo acustici, dove manca una distorsione forte. Quello è già un cambiamento notevole, rispetto agli altri 6/7 pezzi che abbiamo.

live-maltese
I Black Age live @Il Maltese (11/06/2016). Da sinistra a destra: Riccardo Bruno (chitarra), Andrea Cavallero (chitarra e voce), Gioele Valfrè (batteria) e Michele Valfrè (basso). Foto volgarmente rubata dal profilo Facebook della band.

Cambiamo radicalmente argomento. Questo lo chiedo a tutti i gruppi locali che intervisto: qual è, secondo voi, lo stato della nostra scena musicale?
Andrea: Tre anni fa eravamo andati ad ‘Amici’, alle selezioni, e – gli va fatto onore – Claudio ha detto una cosa importante alla giuria: «Voi non vi fate un’idea di che scena abbiamo dalle nostre parti.»
Riccardo: Non è vero. Per me Asti non esiste…
Andrea: Asti, no. Beh, noi arriviamo dall’albese e lì i gruppi venivano su come funghi…a Nizza c’erano i NonostanteClizia, gli Automatic; ad Asti c’erano i Saturnia, vi ricordate? Ci avevamo suonato assieme alla Torre… Adesso la scena è morta.
Gioele: Secondo me c’è, ma non è così unita. C’erano tutti questi gruppi ma non erano così coesi fra loro.
Andrea: C’è un momento in cui, forse, maturi e ci si ferma…
Riccardo: Secondo me ci sono altri posti in Italia con scene indipendenti molto più forti, come Pesaro, con gruppi che escono e vanno a suonare a KEXP.
Andrea: Con i gruppi, poi, sono andati a morire anche i locali. Pensa ad Alba. C’era il Zona H, l’Underking – che era l’equivalente del Diavolo – ad Asti c’era La Torre, c’era La Zucca, il Diavolo, che era un po’ l’apice. Era pieno di locali dove suonare.
Riccardo: A far suonare qui è rimasto il Diavolo. È un bel locale ma è uno

Secondo voi, allora, cosa possono fare i gruppi? Un anno fa c’era stato l’(AT)Fest, che aveva aggregato un bel po’ di gruppi di Asti – Sindrome di Cassandra, Mot Low, ecc. – anche se, obiettivamente, non c’era molta gente là davanti, anche forse per l’ingresso a pagamento al Loft…
Andrea: Secondo me è impossibile partire da zero e organizzare un festival. Al contrario ci si potrebbe trovare delle date a vicenda: un gruppo trova un posto dove suonare e ne coinvolge un altro. Minchia. Stasera tra noi e voi ne abbiamo portata di gente! Immaginala tutta insieme: in un locale grande la metà del Diavolo ci si diverte. La soluzione, forse, è mettere assieme due o più gruppi e organizzare le date assieme, magari chiamare un DJ che chiude la serata. E la gente si divertirà e verrà di nuovo ai tuoi concerti. È un circolo vizioso che si deve alimentare aiutandosi e non tirandosi le madonne addosso come spesso succede.

Pongo quest’ultima domanda a tutti i gruppi che vengono intervistati dal mio blog ed è quella che chiamo “domanda #SupportYourLocalScene.” In pratica vi chiedo un gruppo che, secondo voi, meriterebbe di uscire, di essere ascoltato.
Andrea: Mi vengono in mente gli Xylema perché sono giovani e bravi, se non si fanno travolgere dalla scena skater locale del cazzo! In generale, locali che devono uscire, secondo me, tutti, che ti devo dire…Più che altro senti della roba che dici: “Minchia, son capace anch’io!”
Riccardo: Per me potrei dirti Solotundra, se stai a vedere fra tutti.
Gioele: Secondo me ci sono tanti che hanno i numeri. Solo che i musicisti della zona dovrebbero mettere i piedi per terra e tirarsela di meno…

Old styled Black Age. In attesa dei nuovi brani e della nuova evoluzione musicale del gruppo. 

Black Age sono:
Andrea Cavallero, voce e chitarra;
Riccardo Bruno, chitarra;
Gioele Valfrè. batteria;
Michele Valfrè
, basso. 

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