Within The Sound Of Pisa. Intervista con gli Zen Circus. (Alessandria, Laboratorio Sociale, 25/02/2017)

Non è semplice riportare una chiacchierata con gli Zen Circus. I tre si alternano costantemente come in una trasmissione radiofonica e le loro voci si incrociano e sovrappongono: in qualche modo, da buoni musicisti, sono ritmici anche in questo!
Nei 45 minuti di intervista che i 3+1 Zen mi hanno concesso poco prima del soundcheck della loro data di Alessandria (live report, qui), abbiamo parlato di molti argomenti: dal futuro album di remix fino al loro lavoro “dimenticato”, Doctor Seduction, passando per il destino della scena musicale italiana
.
Occhio: tra le linee ci sono un bel po’ di suggerimenti musicali niente male…
Buona lettura!

Zen Historical Archive: foto sobria d’annata (periodo ‘Nello Scarpellini’)

La prima domanda non può non riguardare ‘La terza guerra mondiale’, recensito qui su CPS. Dopo averlo masticato molto a lungo mi è sembrato un momento di sintesi rispetto ai vostri ultimi tre lavori: una specie di Villa Inferno della vostra fase in italiano. Curiosamente, però, sembra l’album più vicino a Doctor Seduction degli ultimi anni…
Ufo: Tu hai capito davvero! Hai detto una cosa saggissima!
Appino: Beh, con le dovute proporzioni…
Karim: Anzi, con le dovute precauzioni…
Ufo: Ci sono legami sottili ma non invisibili con Doctor Seduction: è come se ci fosse un ponte ideale tra questi due album.

Zen Historical Archive: Appino lotta con la sua chitarra al Palco19 di Asti, Busking Tour di un paio di anni fa.

Visti questi legami, infatti, mi ha sorpreso non vedere brani in scaletta di questo disco negli ultimi concerti…
Karim: Il pezzo che aveva resistito di più in scaletta era Sailing Song, che suonammo ancora fino al tour di Nati per subire.
Appino: Peraltro, sei sul pezzo: se ne riparlava poco fa in una chat, perché lui [indica Karim] l’ha riascoltato dopo una vita…
Karim: Mi ha fatto un effetto stranissimo, quasi di serendipity, creando dei percorsi a livello mnemonico che, forse, non dovevano essere innescati. È stato un disco dalla lavorazione incredibile: ero appena entrato negli Zen e, dopo un mese, siamo entrati in studio: un battesimo di fuoco! Perché è stata sicuramente la registrazione più assurda nella carriera degli Zen…
Appino: Forse, della storia della musica! [ride] Un giorno scriveremo un libro ma non sulla storia degli Zen: solo su quella della registrazione di Doctor Seduction! C’è da fare un romanzo di formazione, un Tom Sawyer Ad esempio, io non lo sopporto, però. Sono molto contento di riascoltarlo ma, tra quelli in inglese, è quello che sento più derivativo e meno personale. La mia voce mi fa cagare. Ma tanto. Invece Visited By The Ghost lo sento sempre volentieri, anche se era più assurdo e sregolato.
Karim: Diciamo che Doctor Seduction ha il pezzo à la Lou Reed, quello à la Pavement, quello à la Violent Femmes, quello à la Sebadoh, ecc. Lì, poi, ho fatto il turnista di fatto: il primo disco degli Zen, per me, è stato Nello Scarpellini.
Ufo: C’è da dire che il legame vero è nell’atteggiamento pop. Infatti a me ha fatto molto sorridere quando molti cronisti hanno iniziato a parlare di un’ipotetica svolta pop degli Zen Circus. Noi rimanevamo perplessi, perché non abbiamo mai fatto mistero che ci piacciono certi tormentoni, certi riff: le nostre canzoni sono tutte orecchiabili.
Appino: Di sicuro era più elettrico, magari c’eravamo rotti le palle delle chitarre acustiche!
Karim: C’era solo Way South acustica…ci eravamo resi conto che i pezzi così non venivano e io m’ero rotto di usare solo timpano e rullante…
Ufo: La terza guerra è stato proprio uguale a questo. I provini che aveva proposto lui [Appino] erano parecchio sul filone elettrico, poi c’era il banco della sala prove, dove, effettivamente, non ho mai toccato il basso acustico…

Per assurdo, però, personalmente, mi ha fatto impazzire proprio un passaggio di Andrà tutto bene, dove entra la chitarra acustica. L’avevo già scritto alla fine della recensione: una delle cose più fighe uscite dalle vostre chitarre!
Appino: No, ma non dirmi che tu hai sentito…voi non c’eravate. Lì la chitarra acustica suona ma ha un certo punto smette: dovevo cambiare accordo ma mi sono sbagliato. Ho urlato un “Dio Maiale” – che chiaramente non si sente – e sono ripartito. C’è la chitarra che si ferma e poi risuona: siccome stava benissimo, l’ho lasciata così! [ride]
Ufo: Ma questo che vuol dire?

Voi è come se aveste due anime: acustica ed elettrica, folk e punk. Quell’attacco lì – per quanto possa essere solo una una mia idiosincrasia – è come se fosse l’espressione di entrambe…
Appino: Va anche detto che, comunque, non l’abbiamo inventato noi…
Ufo: Lui [Appino] è fissato con le doppiature dell’acustica…
Appino: Io lo farei pure su un pezzo metal! [ride]
Karim: Anche quella è un po’ una droga. Ogni volta c’è la lotta: io rappresento un po’ la mediazione tra loro due, perché mi rendo conto che alcune volte servono…
Ufo: Forse, anche perché siamo cresciuti a pane e Pixies e la loro caratteristica precipua sono proprio gli accordi laceranti dell’acustica affiancati da una elettrica che incalza.
Karim: Invece ci sentiamo veramente lontani dal misto di folk e punk utilizzato nel combat rock: ogni volta che ci avvicinano al genere, muore un bambino in Asia!
Appino: D’altra parte, pure Ilenia è molto atipica: un pezzo molto punk, quadrato.

Solita tipica foto sfocata in stile #CPS. Qui Ufo al Laboratorio Sociale.

Però, secondo me, la chiave della vostra evoluzione futura sta davvero in alcuni pezzi atipici. Secondo me, oltre a Andrà tutto bene, direi Niente di spirituale, innanzitutto…
Karim: Niente di spirituale è puro madchester!
Appino: Ed è il pezzo che nessuno al mondo ha nominato. Come se non l’avessimo registrato!
Karim: Questo è il disco più a prova di skip degli Zen: l’unico pezzo di cui non ha mai parlato nessuno è questo!

Io l’ho trovato molto più strano rispetto a L’anima non conta di cui hanno parlato tutti e, secondo me, è perfino più interessante, soprattutto per il modo in cui si intrecciano basso e batteria…
Appino: È un pezzo che, con tutto il rispetto per il pubblico, prevede un minimo di conoscenza della storia della musica.
Karim: Io e Ufo soprattutto volevamo reinterpretare gli Stone Roses in una versione un po’ più psichedelica.
Ufo: Volevamo cercare una nicchia. Il giro di basso l’ho ripreso dai Sonics: è quasi impensabile ma è così!
Karim: La batteria, invece, non c’entra nulla con il garage dei Sonics: è una ciabattona psichedelica à la Syd Barret.
Ufo: Queste citazioni sono tutti divertissement: nei dischi precedenti lo facevamo spesso coi Minutemen, ad esempio. Le nuove generazioni che ci seguono hanno un dizionario musicale, magari, ampio, però, frammentato, con molti buchi.
Karim: Magari ascoltano gruppi di “terza generazione” garage – magari i Black Lips – però non conoscono i Monks o i 13th Floor Elevators. Oppure ascoltano la nuova psichedelia ma gli manca un riferimento come Forever Changes dei Love.

Il Qqru alla batteria durante il live ad Alessandria.

Il terzo brano realmente strano della vostra discografia recente, assimilabile quindi ad Andrà tutto bene e Niente di spirituale, è Albero di tiglio. Forse l’unico pezzo degli Zen a risentire dell’influenza del progetto parallelo di Karim, La Notte dei Lunghi Coltelli.
Karim: Il finale di Albero di Tiglio sembra un pezzo kraut tedesco degli anni ’70, mischiato con influenze dark americane. In parte ci rifacevamo ai Christian Death. La batteria è acusticissima, invece.
Ufo: Anche Andrà tutto bene deriva qualche cosa dal kraut-rock, per certi aspetti, con quel finale così ripetitivo…

Chiudendo la sezione dedicata alla vostra discografia, vi riporto una domanda che molti fan si stanno ponendo: ci sarà un Metal Arcade Vol. 2?
Appino: Eh, chi può dirlo? Se succederà, potrebbe non essere punk: noi siamo comunque aperti alla possibilità.
Ufo: Se succede, sarà qualche cosa di completamente diverso e imprevisto.
Karim: Io penso che si tratti di un esperimento simile ad Aglio e olio dei Beastie Boys, il disco hardcore-punk fatto da un gruppo hip-hop…
Appino: Oppure, tutti i pezzi strani che dicevi prima, li mettiamo dentro Metal Arcade[ride]
Ufo: Oppure ancora potrebbe essere un EP di rap.
Karim: Tra l’altro Metal Arcade è un disco che è andato benissimo come supporto fisico in vinile. Ci ha fatto piacere che degli altri impazziti di dischi come noi abbiano deciso di supportare questo lavoro.
[A questo punto Appino ci mostra dal suo smartphone la copertina possibile del prossimo disco di remix, anticipato dal singolo Non voglio ballare 2.0: una delle cose più zarre che abbia mai visto… Karim commenta sconsolato: “Senza vergogna, eh?”]

Techno Arcade Vol.2? (Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi, rubata dalla pagina Facebook degli Zen Circus. Lì scrivevano che sarebbe potuta essere la copertina di ‘Nati per subire’…)

Appino: Ora, siamo al lavoro sul disco dei remix e, quindi, se uscirà un pezzo rap, non rimanere sconvolto: potremmo farlo tranquillamente!
[In sottofondo fa partire dal cellulare la versione megazarra di San Salvario e…lo dico sinceramente, è una BOMBA.]
Ufo: Noi pigliarci sul serio non ci riusciamo, eh? Comunque, me lo sento: questa a Torino spaccherà.
Karim: Che poi sono corsi e ricorsi storici: io a diciott’anni andavo ai rave
[Inizia una discussione sul possibile formato del disco dei remix. mentre Appino si improvvisa deejay alternando remix a tamarrità variabile.
“E Cosmo muto”, chiosa Ufo.]

Passiamo ora a un altro aspetto degli Zen Circus, forse quello più importante: i vostri live. Visto che parlavamo dei vostri dischi prima, effettivamente, si sente molto la mancanza di una registrazione di un vostro concerto: ci avete mai pensato?
Karim: È la pagina nera della nostra discografia ed è anche il simbolo su quanto si sia dei coglioni su certe cose: la cosa triste è che sarebbe stato bello far uscire i live di momenti diversi della nostra carriera. Purtroppo, ai tempi, mancavano anche i mezzi…
Ufo: In realtà, in giro per l’Italia c’è gente che ha il materiale registrato, magari anche concerti interi, ma non ce li hanno inviati…
Karim: Il mio sogno, da amante dei vinili, sarebbe un quadruplo LP che mischi live, outtakes, b-side, ecc.
Appino: Si stava per fare, poi il progetto è franato…
Karim: Il solito buco nero che ci avvolge come sempre. Lui [Appino] ha il suo primo disco solista suo dove c’erano pezzi assurdi…com’è che si chiamava quel pezzo…‘Ubriaco di te’?
Appino: Sì, delle robe che, oggettivamente, sarebbe meglio bruciare. [sorride] Altre, invece, sono fighe, come alcune canzoni del ’98. C’è un sacco di roba precedente all’arrivo di Ufo ma pure dopo, a dir la verità. Un giorno, quando morirò, faremo uscire queste canzoni, almeno ci guadagniamo su qualche cosa!

A proposito di live, con questo tour presentate una nuova formazione: non siete più in tre per la prima volta.
Appino: Eh, già. [Poi, riferito al Maestro Pellegrini, che stava gironzolando nella stanza] Vieni un po’ qui, vieni un po’ qui!
Ufo: Vedi, lui [Pellegrini] non ha ancora il diritto di parola. [ridiamo]
Appino: Ma lui ha il diritto di parola! Ma non parla mai…
Ufo: È schivo!
Pellegrini: Io non so un cazzo della vostra storia! Ma la ascolto, almeno la imparo…
Karim [prendendolo in giro]: “Vi seguo da sempre: ho tutti i vostri due dischi!”
Appino: Dai, fagliela a lui la domanda!

Zen Historical Archive: sempre live un paio di anni fa al Palco 19 di Asti.

È stato problematico entrare in una formazione così unita e collaudata?
Pellegrini: Sinceramente era qualche cosa che mi chiedevo anch’io. Non era detto che si riuscisse a creare un insieme nuovo in cui non rappresentassi solo una semplice aggiunta. In realtà dal primo momento in cui sono montato sul palco, era come se fossi dentro il gruppo da sempre. Forse, anche perché conoscevo le canzoni da tanto tempo e, quindi, era qualche cosa che avevo dentro.
Karim: Fin dalle prove c’è stato subito un grande feeling.
Appino: E poi, comunque, Francesco non è uno sconosciuto per noi. Lui e Motta sono parte della famiglia da anni…
Karim: E poteva essere solo qualcuno di famiglia: altrimenti niente.
Ufo: Ci deve essere un legame di qualche tipo in ogni caso. Nella storia degli Zen non c’è mai stata l’idea di mettere un annuncio in un negozio di strumenti musicali: nel caso del batterista, prendemmo un fan, ad esempio. La categoria del turnista è qualche cosa che non riusciamo a concepire. Anche se poi chiamiamo tutti “sottoposti.”
Karim: Ma perché siamo classisti noi… [ridiamo]
Appino: L’idea poi era già nata quando lavorammo assieme a Grande raccordo animale e, ancora di più, dopo le 40/50 date del tour da solista. Lì, poi, da chitarrista ho percepito, per la prima volta, il bisogno di una seconda chitarra. Che poi, in realtà, lo sapevo anche prima, solo che questi qui [riferendosi a Ufo e Karim] si erano intestarditi a suonare per i cazzi loro, con questo gruppo… [ride]
Pellegrini: È stata una bella scoperta. Il lato umano è importante quando condividi la musica ma ci deve essere anche un rapporto musicale.
Appino: La band ringiovanisce, poi.
Ufo: E questo è utile vista la mia futura dismissione per sopraggiunti limiti di età.
Appino: Eh, sì. Gli Zen devono rimanere giovani.
Ufo: Sì, mi sono reso conto che devo smettere – ho fatto il calcolo – nel 2031.
Karim: Se ne parlava su Whatsapp. Io ho fatto il conto di almeno altri quindici anni, se ci si arriva vivi.
Appino: Io a quel punto mi prenderò la mia chitarra acustica fotonica e andrò in giro a suonare nei teatri, mi farò crescere la barba…

Mi avete ricordato una vostra intervista [pubblicata in Riserva Indipendente di Bommartini, nda], in cui Karim parlava della trasformazione in fotocopie di loro stessi dei Misfits. Volete evitare qualche cosa di simile, quindi?
Karim: Infatti. I Misfits sono uno dei miei gruppi preferiti, anche se li ho conosciuti solo nella seconda incarnazione, con Michael Graves. La differenza con “gli originali” con Glenn Danzig si sentiva già. Quando anche Graves se ne andò e la band proseguì, mi dissi che se mai mi fossi trovato in una situazione simile, avrei smesso. Ma non di suonare, avrei smesso con quel gruppo lì. Ora guarda Doyle, ad esempio, che viene pure in Italia ma fa tre quarti di scaletta con pezzi dei Misfits…
Ufo: Poi, la deadline del 2031 è da intendersi con gli Zen così come sono. È qualche cosa di simile a quello che avevano fatto i NoMeansNo, che sono stati sempre gli stessi fino alla fine.
Appino: Noi avevamo un accordo che è bene stilare nero su bianco: se muore uno, si va avanti.
Karim: Quello sì. Però deve mori’.
Appino: Per dire, se domani a Ufo gli viene uno schioppone ci mette nella merda a tutti quanti.
Karim: Cioè, noi siamo anche al lavoro, eh! [ridiamo]
Ufo: È giusto: è la clausola di altruismo.
Appino: A parte le cazzate, noi vogliamo proseguire. Se muore Ufo, si piglierà un altro; se muoio io, si piglierà un altro; se muore il Qqru, si piglierà un altro. Se muore Pellegrini, non ci importa una sega uguale… [ridiamo] Si va al funerale!
Karim: Si fa una bella corona di fiori a forma di Telecaster, anche se non la usa, perché ha più stile.

Zen Historical Archive: presentazione di ‘Canzoni contro la natura’ @Feltrinelli di Torino Porta Nuova, inizio 2014.

Spostiamoci dal destino degli Zen a quello della scena musicale italiana. Dietro consiglio indiretto di Dirt – ho trovato in Our Band Could Be Your Life di Micheal Azerrad una specie di bibbia. È molto curioso notare come la storia di ciascuna band trattata lì sia caratterizzata da una grande mentalità identitaria. Perché qui in Italia non succede e si preferisce darsi addosso, anche con un certo individualismo?
Appino: A volte è colpa anche di una stampa musicale un po’ stupida. Guarda i Criminal Jokers, ad esempio, una band cresciuta per ovvie ragioni con ascolti molto simili ai nostri. Non per forza tirare fuori qualcosa di simile significa scimmiottare una band ma piuttosto è segno che si condivide lo stesso background. Loro però hanno dovuto combattere fino al disco solista di Francesco Motta: non c’era la possibilità che facessimo parte della stessa scena condivisa. Bisognava rompergli il cazzo perennemente, perché, se fai così, hai copiato o, peggio, plagiato. È la nostra solita mentalità sanremese. Invece che chiamarlo – che ne so – il Suono di Pisa, proprio come avrebbero fatto gli americani, dovevano rompergli il cazzo a loro.
Ufo: Noi, invece, ci siamo sempre fatti ambasciatori, proponendoci di creare dei ponti tra le band – come coi Fast Animals And Slow Kids o con Il Pan del Diavolo. Noi ce l’abbiamo messa tutta. Penso che, però, la situazione sia decisamente migliorata rispetto agli anni ’90, quando c’era davvero un clima concorrenziale spietato. Tra le band più piccole, se c’era qualcuno con una recensione in più o con venti copie in più vendute, già tagliava i ponti con gli altri gruppi…
Karim: Noi siamo cresciuti a Pisa, dove i gruppi amici erano pochi e, come in ogni città d’Italia al tempo, non appena qualcuno iniziava a uscire, ci si buttava merda alle spalle.
Ufo: Noi dobbiamo scontare un ritardo culturale, però la vedo molto migliorata: grande pace e concordia. Mai una rissa, anzi: bacio in bocca con Dente, con Brunori, coi Ministri, ecc.
Karim: In generale, secondo me, la “scena” – o come la vuoi chiamare – ha capito che se un gruppo fa bene, porta novità, vibrazioni positive e maggiore attenzione per tutti quanti.
Ufo: Chiunque faccia i pieni, dà un vantaggio anche a me. Il pubblico che gira, alla fine, è sempre lo stesso: uno si presenta al concerto con la maglia di qualcuno; qualcun altro la guarda e si incuriosisce…
Karim: Io faccio l’esempio dei negozi bio. È una cosa successa a Cagliari: lì i negozianti sono tutti contro tutti. In una via, hanno iniziato ad aprire negozi bio di cose diverse: da animali al cibo. In quella via sono diventati tutti ricchi. Se crei in un certo ambiente un certo giro di persone, il bene che capita a uno, favorirà anche l’altro.

L’ultima domanda che vi pongo è il momento #SupportYourLocalScene.
A tutti i gruppi che intervisto chiedo di proporre un musicista che, secondo loro, meriterebbe maggiore visibilità. Qual è la vostra proposta?
Ufo: Io segnalo un mio compaesano e amico dalla seconda media: Ico Gattai, cantautore sui generis, ma sicuramente interessante. Tra i gruppi incrociati recentemente mi viene in mente La “Festa, un gruppo casertano, che fa una cosa molto slacker che potrebbe rivelarsi una sorpresa in futuro.
Karim: Io dico un gruppo, sicuramente più navigato di noi, ma che non se li caga nessuno: i Mamuthones uno dei gruppi più fighi degli ultimi anni in Italia. Ti dico anche Il Pan del Diavolo che, per quello che mi riguarda, dovrebbero essere primi in classifica. Poi, appena vai via me ne verranno in mente altri cinquecento…
Appino: Negli ultimi tempi, personalmente, sono sconvolto dalla bassa qualità. Sto facendo il disco di Bobo Rondelli: se vuoi, ti dico lui.
Ufo: È fermo sugli anziani…
Appino: Invece, sono schifato dalla mancanza di pubblico dei Mariposa
Karim: …E di Alessandro Fiori da solista.
Appino: A Natale hanno fatto la reunion a Milano, proprio con Fiori, ed eravamo in cento: ero imbestialito! Se si parla di riscoperte, ti dico loro sicuramente: incredibili.
Ufo: I Mariposa saranno sempre nuovi.

E non potevo non scegliere loro tra le tante proposte degli Zen…
STRILLANO I PIATTI /CAMBIA PARTE SEGUE / LA MUSICA!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...