Convivenza Forzata Vol. 8 – Voina – Alcol, Schifo e Nostalgia

Prologo. “Te lo prometto: faremo casino.”

L’esordio (o il secondo album?) dei Voina Hen (o Voina?) mi aveva colpito: brani come Le pietre o il singolaccio semi-Management Questo posto è una merda mostravano una band che aveva qualche cosa da dire. Eppure Noi non siamo infinito, il lavoro che aveva permesso ai lancianesi di vincere il (meritato) premio come “Gruppo emergente dell’anno” al Mei, non riusciva a convincermi fino in fondo: era troppa la discrepanza con brani come quelli e pezzi, seppur onesti, come Maledizione.
Insomma: di 11 brani, solo 5 vedevano questa band davvero al meglio. Per queste ragioni aspettavo il loro nuovo album con l’aria del temibile recensore: sarebbero cresciuti o sarebbero rimasti nel limbo del “posso ma non voglio”?

Parte 1. Spedizioni in provincia.

Data di acquisto: 23 febbraio 2017

Questo è un album DIY fino al midollo.
Premessa: essendo tra i finanziatori della campagna Musicraiser, potevo ricevere la mia copia di Alcol, Schifo e Nostalgia (INRI) in anticipo. Un paio di giorni dopo la chiusura del progetto mi scrive Ivo Bucci, il cantante della band, dicendomi che la GLS è convinta che casa mia non esiste: ok, io abito un (bel) po’ isolato ma…addirittura non esistere mi pare un po’ troppo! La questione, comunque, si risolse nel giro di un paio di bestemmie e altrettante giornate ma mi ha fatto riflettere su quanto impegno ci sia dietro a un lavoro di questo tipo: alla faccia di chi dice che la musica indie è morta, i Voina presentano un lavoro autonomo in ogni sua sfaccettatura, dalla preparazione dei pacchetti fino alla spedizione dei dischi, con tanto di corrieri che ti fanno girare le palle…
Davvero: complimenti per l’impegno, ragazzi!
Ora, però, è arrivato il momento di vedere se a tanto zelo indie, corrisponde altrettanta pacca sonora: è tempo di convivenza forzata.

Parte 2. “Andiamo a fare schifo insieme.”

I miei propositi di cattivissimo recensore vanno a farsi benedire nel giro di pochi accordi: Alcol, Schifo e Nostalgia è esattamente ciò che aspettavo.
Per farvi capire quanto abbia apprezzato questo lavoro, vi basti sapere che solo due altri lavori sono riusciti a interrompere la nostra convivenza nient’affatto forzata: da un lato Forse non è la felicità (recensito qui) e dall’altro lato Core dei Cosmetic (che spero di recensire prossimamente). In pratica i Voina se la giocano con una band in grado di ripetere, senza soluzione di continuità, soldout ovunque vadano a suonare (i primi) e un gruppo che è in giro da oltre vent’anni (i secondi): un risultato non male per la schifosa combriccola di Bucci e compagni.

Alcol, Schifo e Nostalgia recupera tutto il buono di Noi non siamo infinito e lo mette a fuoco in brani come il singolaccio Io non ho quel non so che, già hit assoluta della band, o la granitica Bere. Eppure nonostante corrisponda esattamente alle mie aspettative, i Voina riescono ugualmente a sorprendere, svelando una vena pop raffinata e, a tratti, perfino sperimentale.
Penso alla ballad definitiva Ossa e soprattutto a quel piccolo gioiello che è La provincia, forse, il migliore brano della loro discografia. Proprio su di esso occorre soffermarsi per qualche riga in più.

Parte 3. “Mi offri un caffè e parli con me della provincia”…

Sono moltissimi i brani che si occupano della provincia: nell’ultimo degli Zen Circus, troviamo la dissacrante Pisa Merda; Gli Ebrei ne cristallizzarono l’aspetto più cupo in Disagiami, mentre i già citati Cosmetic ne offrirono un punto di vista quasi psichedelico in Provincia.
Bene. Nessuno di questi gruppi, per quanto siano tra i miei preferiti, è riuscito a trovare una formula efficace quanto quella dei Voina. Un verso come Andare a Berlino per un po’ / E sentirti persa è la sintesi perfetta dello stato d’animo del provinciale indie: la volontà di fuggire e, nello stesso tempo, la nostalgia di casa, delle proprie origini che, volenti o meno, ti definiscono. Non era facile rappresentare in maniera chiara questo tipo di conflitto interiore ma Bucci con la sua scrittura, dritta come un pugno, è riuscito a surclassare molti dei suoi predecessori.
Sorprende, inoltre, anche la maturità musicale del pezzo: la chitarra di Nicola Candeloro suona quasi come un synth, mentre si innesta sul lavoro perfetto della coppia delle meraviglie ritmiche, Domenico Candeloro/Daniele Paolucci.

Questa canzone vi farà perdere la voce più di una volta, se siete dei provinciali diesagiati che abitano in posti dimenticati da Dio. E dai corrieri della GLS.

Epilogo. Iononhoiononhoquelnonsoche?

La provincia è la dimostrazione più evidente della sorprendente crescita dei Voina negli ultimi 365 giorni: avrei potuto prendere come esempio altri ottimi brani come Morire 100 Volte o la geniale Il Jazz e sarei arrivato alle stesse conclusioni.
Alcol, Schifo e Nostalgia potrebbe rappresentare l’Alaska o, rimanendo a Lanciano, l’AUFF!! dei Voina: l’album della svolta. Incrociando la cafonaggine di brani come Bere e Gli Anni ’80 e l’ubriachezza disperata di brani come Ossa, i Voina tirano fuori un album maturo che lascia insoddisfatti solo per un aspetto: ne vuoi ancora, e ancora… Non è un caso se questa convivenza è durata molto di più del solito (quasi due mesi effettivi): è un disco che tirerete fuori dall’autoradio davvero di rado e malvolentieri.

Ragazzi, nonostante quello che cantate nel vostro singolaccio, avete quel non so che: rassegnatevi.

I Voina sono:
Ivo Bucci, voce;
Nicola Candeloro, chitarra;
Domenico Candeloro, batteria;
Daniele Paolucci, basso.

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2 pensieri riguardo “Convivenza Forzata Vol. 8 – Voina – Alcol, Schifo e Nostalgia

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