Discografia completa Vol. 1: Management Del Dolore Post-Operatorio

Tanto per cambiare ho bloccato il blog per un bel po’ di tempo…
Eh, vabbè: l’importante è ripartire.
Sempre.

Mantenendomi fedele allo spirito di CPS, ho deciso di provare a creare qualche cosa di nuovo. Negli ultimi tempi una testata americana – Consequence Of Sound – ha iniziato a pubblicare una serie di articoli molto interessanti con titoli di questo tipo: “Tutti gli album della band ‘X’ dal peggiore al migliore.” Tralasciando l’aspetto da “hit parade” proposto da CoS, ho pensato che si trattasse di un’ottima idea: da un lato ci sono i fan storici che possono essere interessati a un’analisi complessiva della storia della propria band preferita; dall’altro lato i curiosi possono trovare una breve guida introduttiva a un certo gruppo. Con questo nuovo spazio proverò a fare lo stesso, cercando di condensare in poche pagine la discografia di una certa band. Un momento di confronto – per chi vorrà lasciarmi il proprio parere – sulla storia di un gruppo, da fan a fan.

E, come primi musicisti, ho scelto una formazione per me importantissima: il Management Del Dolore Post-Operatorio, che rivedrò finalmente dal vivo – YEH – tra qualche ora al Fansout, festival bello, bellissimo in quei di Nizza Monferrato dove i lancianesi sono headliner (prima di loro: Pinguini Tattici Nucleari e Canova.)
Il Management è una band che aveva ben chiaro il proprio percorso fin dall’inizio. Non appena uscì AUFF!!, Luca Romagnoli affermò in un’intervista di avere già pronti i testi di almeno altri 3/4 album. Com’è cresciuto un gruppo con una missione così precisa, così a fuoco dopo soli due dischi? Discografia completa è qui per scoprirlo, partendo da un album introvabile e dal titolo improbabile, diventato leggenda tra i fan più sfegatati della band…

1) Mestruazioni (2008, Videoradio)

“Basta mettere un po’ più a fuoco l’obbiettivo e ci siamo.” (Nicola Bonardi, Rockit)
“In ogni caso, segnatevi il loro nome, perché malgrado tutto – a partire dal titolo di questo album d’esordio – fanno parecchio sul serio.” (Stefano Solventi, Sentireascoltare)

Ballare con una camicia di forza / non ne avevo proprio voglia.
In molti momenti della loro carriera la band di Lanciano ha tirato fuori brani che paiono manifesti: Per non morire di vecchiaia (da I Love You), Il mio corpo (da Un incubo stupendo), per non citare la ovvia Auff!! Ma la verità è che tutto era compresso in questi due semplici versi, biascicati disperatamente da Luca Romagnoli sulla chitarra corrosiva di Marco Di Nardo, i due perni attorno al quale ruota da sempre la formazione abruzzese. Il fatto che questo verso sia al centro della loro storia lo dimostra l’andamento della loro discografia: AUFF!!, l’album da demolizione punk; McMao, la ricerca artistoide; I Love You, la sintesi alt-rock; Un incubo stupendo, la sfida pop. Quattro dischi, quattro interpretazioni diverse della stessa attitudine: fuggire dalla camicia di forza, senza mai subire le limitazioni di chi ti vorrebbe in un certo modo. “Non devi mai abituare il pubblico” avrebbe dichiarato un maturo (?) Romagnoli a Indie Music, sette anni dopo l’uscita di Mestruazioni.

Eppure, nonostante l’importanza programmatica di Mestruazioni, Di Nardo e Romagnoli hanno accantonato da tempo i brani di questo disco nei loro concerti, essendo radicalmente diverso da tutto quello che avrebbero fatto dopo.
Manca ancora un concept, soprattutto a livello musicale.
Mestruazioni è l’album dei veri fan della prima ora. La scelta stessa di non ripubblicare il disco, nonostante le nostre assillanti richieste da fan assatanati, va paradossalmente apprezzata: è quasi una forma di rispetto per chi davvero li seguiva fin dalle origini. A noi, “manageriali” della seconda ora non resta che ascoltare questi dieci brani di un primo, ottimo album, divertendoci a trovare possibili richiami tra alcuni di questi brani e altre soluzioni adottate nei lavori successivi: Il calendario, ad esempio, pare un primo approccio narrativo alle tematiche di Pornobisogno; Nel giorno sacro è probabilmente la prima canzone ad essere dotata di un “proto sound Management” (vedi sotto).

È un disco dalle due facce: ossessiva, soprattutto quando Romagnoli pare entrare in trance shamanica (Nel giorno sacro o I Wash Your Feet), e semi-demenziale (Cazzo, che bello! o Elementare Watson). La musica, invece, percorre migliaia di strade diverse: un pezzo come Prendendo a pugni l’aria include una strofa d’atmosfera darkwave, un ritornello “bestiale” (nel senso di Dandy Bestia degli Skiantos) e perfino un assolo di chitarra, qualcosa che troviamo molto raramente nella discografia seguente del gruppo. Un pezzo naive? Forse ma molto interessante, e decisamente godibile, come il resto di questo disco che meriterebbe davvero uno o due recuperi live.

Da riscoprire.

Traccia must-listen:

2) AUFF!! (2012, Martelabel)

“Auff!!” è un disco importante, uno di quelli che fa veramente bene alla musica del nostro paese. (Gianluca Polverari, Ondarock)
Le prerogative per qualcosa di “grosso” ci sono tutte. (Faustiko Murizzi, Rockit)

Parlavo prima di suono Management. Potreste pensare che ci sia un’incongruenza, visto che avevo detto anche che questa è una band che si trasforma di album in album. Come possono possedere un loro suono? Eppure, come in tutte le discografie, anche in questa vi è un album che è indubbiamente una spanna sopra le altre, quello che definisce tutto il resto, che si pone a metro di paragone.
Ad AUFF!! il Management Del Dolore Post-Operatorio non può fare a meno di tornare perché vi tendeva fin da Mestruazioni.

Uscito ben quattro anni dopo il loro esordio e dopo due rispetto al primo singolo – Nei palazziAUFF!! è l’album “a prova di skip” del Management. Difficile trovare anche un solo accordo sbagliato in queste dieci tracce seminali. Ma in cosa consiste questo suono Management? Sono almeno due gli elementi chiave: la sezione ritmica e i riff di chitarra Di Nardo. Con Nei palazzi troviamo un suono decisamente più fangoso rispetto a quanto potevamo sentire in Mestruazioni: il nuovo batterista Nicola Ceroli e il bassista Andrea Paone creano una sezione quadrata come una “cassa Rotterdam” e dura come il marmo.
Melmosa, Maligna, Management.
Dall’altro lato c’è Marco Di Nardo che, giocando con gli armonici naturali della sua Telecaster e un buon quantitativo di distorsione, tira fuori alcuni dei giri più amati della carriera della band: oltre alla già citata Nei palazzi, impossibile non ricordare Pornobisogno e Auff!! Per me, però, il capolavoro musicale di questo album è Macedonia (anche conosciuta come: “Macedonia! CAZZO! MACEDONIA!), dove il Management incrocia il proprio stile e lo ibrida con una sorta di sludge/noise esplosivo che vede infilare l’ennesimo riff perfetto al chitarrista lancianese, mentre Ceroli e Paone picchiano come forse mai accadrà di nuovo.

E poi ci sono i testi di Romagnoli. AUFF!! rappresenta un ingresso in una nuova fase compositiva per il cantante della band che, a questo punto, smette di essere un semplice autore di testi ma si eleva a bardo del gruppo: “I pezzi di Romagnoli non sono solo canzoni, sono più vicini a delle poesie”, mi diceva qualcuno ed è difficile non essere d’accordo. Non c’è bisogno della parafrasi però: in brani come Pornobisogno o Macedonia, Romagnoli cerca la liricità nel basso, in immagini vivide e crude, senza inventarsi metafore oscure.
Insomma, i testi perfetti per il suono Management.
Demolirò gli assiomi cementificati, annuncia nella title-track e, arrivati alla fine di AUFF!!, siamo circondati dalla cenere: è nato il Management Del Dolore Post-Operatorio.

Distruttivo.

Traccia must-listen: 

(CAZZO, MACEDONIA!)

3) McMao (2014, Martelabel)

I Management del dolore post-operatorio si incontrano e si scontrano col pubblico, sono irriverenti ed instancabili, non sono moralisti ma fanno la morale, giudicano e sono lì ad aspettare i giudizi della gente. (Annalisa Pruiti Ciarello, Mescalina)
Probabilmente la verve musicale non è la stessa del secondo disco, ma allo stesso tempo piace l’approccio che il gruppo ha messo nella propria arte, non seguendo uno schema prestabilito ma rischiando anche con formule melodiche nuove. (Gianluca Polverari, Ondarock)

Rileggendo alcune delle recensioni di McMao ho la sensazione che, di quell’album, tre anni fa, ci avevamo capito tutti poco. Innanzitutto, non si tratta solo di un lavoro musicale. Non so come la pensino i ragazzi del Management riguardo alla pirateria ma chiunque avesse deciso di scaricarlo si sarebbe perso una parte fondamentale di questo terzo disco: la grafica dell’artista Giuseppe Veneziano, che si va a intersecare con le 11 tracce di McMao. Questo album, infatti, è più vicino all’arte moderna che non ai suoi simili, semplici dischi di musica. In realtà, non c’è solo quella visiva, tra le arti collaterali contenute in questo lavoro: Il cinematografo ripercorre la storia del cinema; mentre la poesia cantata di Romagnoli viene affiancata da quella di Paolo Maria Cristalli, coinvolto nel video de La pasticca blu. Interessante notare che qui troviamo un altro riferimento extra-musicale: Il tuo abbraccio sta all’arte materna / come un cesso all’arte moderna, chiara citazione di Fountain di Marcel Duchamp.
I quadri di Veneziano sono delle scatole di riferimenti da scoprire e interpretare e così lo sono pure i brani del Management Del Dolore Post-Operatorio.

Qui la musica della band di Lanciano si fa più ricercata, con un’apertura a sonorità semi-electro. Dalla tamarrità di Coccodè, all’amarezza di Hanno ucciso un drogato fino ad arrivare alla danza tragica di Fragole buone buone, che sarebbe un pezzo di Luca Carboni ma qui viene inghiottito a tal punto dai lancianesi che diventa un mezzo brano inedito anche questo.
Readymade-ish.
I suoni, più in generale, sembrano trattati con la stessa patina finto-glamour dei dipinti di Veneziano, invogliandoci ad osservare questo lavoro, oltre che ad ascoltarlo. Comunque c’è spazio anche per le schitarrate: c’è il dance-punk de La scuola cimiteriale (e della stessa Fragole buone buone); la rabbia de La pasticca blu; la riflessività di Requiem per una madre, forse il miglior pezzo nella discografia della band. Proprio in questo brano – come del resto accade pure in Drogato o nella sorprendente La rapina collettiva – Luca Romagnoli ci inizia a mostrare una parte tenuta nascosta finora, meno dissacrante e più riflessiva. In parte era già spuntata in brani come Il numero otto (da AUFF!!) o con Voglio solo farmi male (da Mestruazioni) ma è con McMao che il cantante lancianese si mette realmente a nudo: un brano come Requiem per una madre è espressionismo puro. Non possono non salirti degli spessi brividi sulla schiena ad alcuni passaggi del testo di questa tragedia musicata: “Chiamo il sicario e dico ‘Vieni a farci a fette / però prometti che poi paghi le bollette.’” Aggiungete uno dei migliori riff-pugnonellostomaco di Marco Di Nardo e avrete gli ingredienti per qualche minuto di inquietudine degna di un quadro di Edvard Munch.

Se, quindi, la voglia di “distruggere” del Management viene tenuta viva, spunta anche un elemento più introspettivo: i ragazzi sono al terzo album – e al secondo cambio di formazione: fuori Paone, dentro “il maestro”, Luca Di Bucchianico al basso – ma hanno raggiunto una maturità espressiva che alcuni non riescono a raggiungere in una carriera intera.

Espressionismo new wave. 

Traccia must-listen: Requiem per una madre

4) I Love You (2015, La tempesta dischi)

Tolta al gruppo quell’inclinazione a dover apparire stronzo per forza, quel che rimane è l’ennesima band indie-rock italiana che […] suona bene, diverte e nulla più. (Gianluca Lambiase, Sentireascoltare)
Non sono più innovativi, divertenti, ma quel che è peggio sono terribilmente innocui (Mattia Pianezzi, Deerwaves)

I Love You è il mio album preferito del Management Del Dolore Post-Operatorio: pareva giusto dirlo per onestà intellettuale. Detto questo penso che, oggettivamente, i critici non ci avesseroo capito un cazzo ai tempi, sfornando le peggiore critiche nei confronti della band dai tempi Mestruazioni. Forse perfino peggio.

Innanzitutto, va detto che si tratta dell’album più stabile della band lancianese: per la prima volta il Management Del Dolore Post-Operatorio può contare sugli stessi quattro elementi (e non cinque, come scriveva Sentireascoltare…) del lavoro precedente. In più, il passaggio di etichetta – da Martelabel La Tempesta – si è portato con sé un produttore con i controcoglioni come Giulio Ragno Favero (Il Teatro Degli Orrori, One Dimensional Man). La scelta è stata quella di lavorare, quindi, a un album quadrato, che rappresentasse un distillato del suono della band. L’artwork, minimalista, tanto quanto era sfavillante quello di McMao, riflette la scelta di andare al nocciolo della questione: basso, chitarra, batteria e tanta, tanta pacca sonora.

Questo presunto album “per fan” – come scriveva Deerwaves – fu capito poco dai fan. Ma la verità è che I Love You è il lavoro più completo del gruppo, l’approdo di quattro dischi di ricerche e svariati concerti che hanno affinato e affilato il suono della band che suona più Management che mai. Fu annunciato come un disco senza compromessi e, forse, la produzione di Favero ha ripulito parzialmente il prodotto finale che suona meno AUFF!!, più “Tempesta” e, soprattutto, incredibilmente più maturo: è questa la differenza e, probabilmente, è proprio qui che i critici si sono confusi, più o meno volontariamente. Un brano molto importante in questo contesto è Se ti sfigurassero con l’acido – la prima (e unica, finora) ballata acustica della band – piazzata sfacciatamente come prima traccia quasi a mo’ di sfida per i vecchi fan. Attenzione, però, quello che ho definito suono Management qui raggiunge le proprie vette stilistiche: Il primo maggio, il singolo Scimmie, Lasciateci divertire sono il punto d’arrivo di quella ricerca sonora e artistica iniziata con Pornobisogno e Auff!! In I Love You la novità principale è una forte influenza alt-rock, che li avvicina ai Ministri. Per certi versi, questo disco rappresenta l’equivalente Management di Per un passato migliore: un album grintoso dall’inizio alla fine (con l’unica eccezione de Le storie che finiscono male).

Il brano chiave di questo disco, però, è l’ennesimo capolavoro di Luca Romagnoli: Per non morire di vecchiaia è la risposta a qualsiasi critica, a qualsiasi tentativo di “riduzione a nicchia” di questa band (leggetevi la recensione di Deerwaves) o, al contrario, a qualsiasi accusa di ricerca di facile successo (ehm…ok, ammetto di averci capito poco anch’io). Non sapendo come parlar male di loro per un album che suonava come una sintesi perfetta della loro storia, infatti, i critici hanno provato ad accusarli di entrambe le cose: venduti senza vendersi, estremizzando il concetto. Ebbene, la loro risposta era già dentro questo pezzo che, non casualmente, viene ignorato o liquidato in poche parole nelle varie recensioni: “Diremo tutto quello che ci passa per la testa / Che poi qualcuno ci arresta […] E se poi qualcuno ci ammazza / In cielo ci andremo da vivi.” Che altro aggiungere?

BOMBA.

Traccia must-listen: Per non morire di vecchiaia

5) Un incubo stupendo (2017, La tempesta dischi/Garrincha dischi)

Pochissime band in Italia possono vantare la nobile arte del comunicare attraverso la parola come loro. (Natan Salvemini, Rocklab)
In perenne oscillazione tra il pop e l’indierock. (Francesco Gallinoro, Rockit)

Un incubo stupendo è l’album più innovativo del Management Del Dolore Post-Operatorio dai tempi di Mestruazioni. È anche il disco più logico che ci si poteva attendere da loro dopo un distillato della propria storia come I Love You: una nuova sfida.

Fin dal primo singolo, Naufragando – condito da video criminale per quanto toccante – si poteva notare che i lancianesi stessero intraprendendo un nuovo viaggio. Orfani di due membri della band – prima Di Bucchianico, già uscito dal gruppo durante la parte finale del tour di I Love You, poi Ceroli, alle prese con un progetto solista – i nostri Vanwyngarden & Goldwasser (Di Nardo e Romagnoli), si sono messi alla prova con un progetto difficile: fare musica pop raffinata. E ci sono riusciti, nonostante il risultato finale risulti molto meno a fuoco, rispetto ai lavori precedenti. Attenzione, però: questo non va letto come una critica tout court ma come un fatto positivo.

Ancora una volta i brani conditi da ritmiche danzerecce e testi dissacranti ci sono – su tutte, la bellissima Il mio corpo, ennesimo manifesto Management – ma si nota una nuova ricerca nei suoni della band e nei testi. Per quello che riguarda i primi, il nostro MGMT chiama in aiuto IMURI, una band di Teramo che è stata inglobata all’interno della formazione per coprire le fuoriuscite di Ceroli e Di Bucchianico. Non solo: questa aggiunta ha portato anche una chitarra in più che però, invece di tradursi in maggiore violenza sonora, ha portato ad intrecci pop-rock di grande classe. Quest’album è stato spesso inserito in un filone che include i lavori del “nuovo pop” italiano (Thegiornalisti, Ex-Otago, ecc.) ma ridurlo a questo sarebbe un errore. C’è, infatti, proprio come nel loro esordio del 2008, un insieme di sonorità diverse: Visto che te ne vai, ad esempio, riprende alcune sonorità di I Love You, mentre possiede qualche richiamo a Cazzo, che bello! e alla sua poetica semi-infantile; Ci vuole stile non avrebbe sfigurato in McMao così come Marco il pazzo, che sembra richiamarsi ad alcuni concetti espressi in Manicomio. Nello stesso tempo, però, si nota il passo successivo, un interesse verso alcune sonorità pop: questo è un disco che apre strade interessanti per questa band, non ultima quella di un successo radiofonico che, a questo punto, sarebbe decisamente meritato.
Ma, la verità, è che a loro non frega nulla di questo.
Ne Il vento, l’ennesimo gioiello firmato Luca Romagnoli, possiamo leggere lo stato d’animo di questa band e, in qualche modo, una promessa: “Andiamo verso l’orizzonte anche se è evidente / L’orizzonte scappa sempre, non si prende, ma noi / Siamo nati per perderci.”
E noi li continueremo a seguire sulla loro folle strada, lasciandoci alle spalle palazzi e manicomi, critici e giudici. Correndo rigorosamente “con le braccia aperte.”
Aspettando il vento.

Sperimentazione pop.

Traccia must-listen: Il vento

Bonus track: Vado al mare (da Turisti della democrazia Deluxe Edition, 2013, Garrincha Dischi).

Il 2012 era stato un anno molto particolare per la musica.
Oltre ad AUFF!! uscì un album destinato a modificare l’ottica attraverso cui si sarebbe iniziato a guardare ai gruppi underground che, sbrigativamente, sarebbero stati definiti indie (con disgusto dei suddetti musicisti).
L’album chiave per capire quell’anno (e non solo) è, qualsiasi cosa se ne pensi, Turisti della democrazia de Lo Stato Sociale, un concentrato di cazzeggio e brani pop irresistibili che permise a 5 ragazzi qualunque di raggiungere un successo realmente dal basso. I cinque capirono la portata del lavoro e decisero, un po’ per cazzeggio, un po’ perché era un disco davvero importante, di pubblicare una versione deluxe del disco, chiedendo a diversi musicisti di reinterpretare le tracce del lavoro. Il Management Del Dolore Post-Operatorio era tra questi.
Con la loro particolare sensibilità, i lancianesi ripresero Vado al mare, a sua volta mezza-cover di un brano degli X-Mary e mezzo-rifacimento pirata di Girls & Boys dei Blur. Un cortocircuito di riferimenti, all’interno dei quali il Management sguazzò alla grande, tirando fuori un brano sorprendentemente toccante ma che riuscì a mantenere la tipica cazzoneria della band: Ho sentito Lo Stato Sociale / Dio ti prego non farli suonare mai più.

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