Your Band Sucks. Intervista con i Voina (#Tuttisualmaltese Festival, Cassinasco, AT, 30/06/2017)

“Hai capito? Si è andato a riascoltare il primissimo disco!” dice Ivo Bucci a Domenico Candeloro.
“Eh, potevi risparmiartelo!”

Inizia così la mia intervista con i Voina, clamorosa band lancianese di cui avevo recensito l’ultimo lavoro, Alcol, Schifo e Nostalgia, e che ha acconsentito a rilasciarmi un’intervista dopo il loro infuocato live sul palco del #Tuttisualmaltese Festival di Cassinasco (AT).
Ecco com’è andata.

Ivo Bucci (voce), Domenico Candeloro (batteria) e Nicola Candeloro (chitarra) sul palco del #Tuttisualmaltese Festival.

Vorrei partire dalla fine del vostro album: mi sembra che questo disco subisca una variazione notevole di stile, per la quale non c’è esempio migliore de La provincia. È il preludio per una nuova svolta musicale nella carriera dei Voina?
Domenico Candeloro: La provincia è l’unico pezzo che non è stato pensato per essere registrato in presa diretta. Questo non ha questo approccio: è stato fatto a parte con molta post-produzione. È l’unico che non ha questo aspetto live ma non so dirti se, in futuro, replicheremo questa scelta…
Ivo Bucci: C’è un mio carissimo amico, che conosce molto bene la band, che dice che La provincia rappresenta i “Voina 3.0”: c’è qualcosa nel testo che è meno diretto e più evocativo, rispetto al solito.

Inoltre si tratta del primo disco “a una sola chitarra” della band: come siete arrivati a questa soluzione stilistica?
Domenico: Il cambio di line-up è dovuto a questioni personali: le persone che c’erano prima hanno deciso di intraprendere strade differenti. Abbiamo cambiato la situazione, introducendo Daniele [nda. Paolucci, bassista del gruppo] che, nell’ultimo anno e mezzo, ha composto e registrato le canzoni dell’ultimo disco con noi.
Nicola Candeloro: Sicuramente io ho avuto una maggiore libertà nella scrittura dei brani. Prima, invece, partivamo da una chitarra sola per poi sdoppiarne le parti.
Domenico: È anche una questione di attitudine. Ora esce maggiormente quest’anima punk.
Ivo: Less is more, come dicono! [sorride]

Nicola Candeloro e Ivo Bucci sul palco del #Tuttisualmaltese Festival.

Un altro rinnovamento significativo e che ho trovato curioso è stato l’approdo alla INRI, annunciato prima della conclusione della campagna Musicraiser: come vi siete avvicinati alla realtà torinese e come pensate possa contribuire alla diffusione della vostra musica?
Ivo: Noi avevamo fatto girare i provini e l’etichetta che si era mostrata più interessata era proprio la INRI. L’idea di entrare in quel mondo ci affascinava molto. Ora INRI si è allargata anche a fasce musicali diverse – Ex-Otago, Levante – ma il legame con i Linea 77, un gruppo che sentiamo molto vicino per attitudine, ci ha fatto subito propendere per loro. Inoltre è diventata molto forte: quasi una major delle indie, si potrebbe dire.

Pochi giorni fa, Matteo De Simone, bassista dei Nadàr Solo, aveva scritto che, pur essendo un buon momento per musicisti che hanno firmato per etichette indie, non è un momento facile per la musica indipendente: “Non è […] un ottimo momento per chi ha cose importanti e cruciali da condividere con il mondo”, aveva scritto. Come vi ponete riguardo a questa questione? Perché mi sembra che la musica italiana alternativa stia percorrendo una specie di strada “a due vie” con gruppi come voi o Giorgieness da una parte e musicisti come Thegiornalisti e Calcutta dall’altra…
Ivo: A parte che sono d’accordissimo con quello che scrive De Simone, perché questa idea di indie ha reso tutto simile. Da un certo punto di vista, questo può anche essere positivo. Mettere un faro mainstream su una scena indie può aiutare tutti, anche band che richiederebbero un ascolto più complesso rispetto ai Thegiornalisti, per esempio: la gente potrebbe diventare più attiva. Infatti, secondo me, la differenza sostanziale tra la musica mainstream e quella indipendente è il tipo di ascoltatore: il primo è passivo, subisce la musica; il secondo è attivo, se la va cercando: è curioso, tende di più a stare nelle webzine, a partecipare, ad andare ai concerti piccoli. Questa è una cosa che il fan medio di Tiziano Ferro, per dire, non fa. Tutto questo ha aperto degli spazi: l’ascoltatore mainstream sente che si parla di indie e pensa a qualche cosa che va di moda. In questo calderone, però, una band che ha un messaggio più criptico fa più fatica, perché l’ascoltatore si aspetta quell’indie là che è diventato mainstream: ma noi non siamo così. Per band come noi, come Giorgieness, l’unico modo per crescere è soltanto rompendosi il culo: tutte le settimane andare a suonare perché nessuno ti regala nulla.

In questo periodo sto leggendo un libro il cui titolo non poteva non farmi venire in mente i Voina: ‘Your Band Sucks.’ Qui l’autore, Jon Fine, chitarrista dei Bitch Magnet, racconta “da dentro” l’epopea della musica indie “vera”, quella degli anni ’80 e dell’inizio dei ’90. Vi sentite in continuità con quella tradizione?
Ivo: Assolutamente sì. Noi siamo stati ascoltatori di quella scena, del DIY. Il faro è sempre Ian Mackaye dei Fugazi. Fare musica significa questo. Non è la promozione, non è passare su Radio Deejay, non è fare queste stronzate qua ma suonare: posti piccoli, posti grandi, posti brutti, posti belli… Suonare sempre. Noi speriamo di diventare, diciamo così, dei paladini di questo modo di fare musica.

Daniele Paolucci e Domenico Candeloro sul palco del #Tuttisualmaltese Festival.

Ho posto una domanda simile a Luca Romagnoli del Management Del Dolore Post-Operatorio ma sono curioso di sapere anche la vostra opinione: esiste una vera e propria scena lancianese?
Ivo: Nella nostra piccola realtà, la nostra generazione, cresciuta con il Management, ha sviluppato dei progetti notevoli: loro sono sicuramente i più grandi ma, ad esempio, arrivano da Lanciano anche I Missili, pubblicati dalla V4V. Noi siamo sempre stati promotori di questa scena anche attraverso la promozione di eventi: avevamo creato un “festivalino”, che è crollato a causa di una realtà in cui sono quasi tutti sordi. Dall’amministrazione comunale, al vecchio di novant’anni, la gente non vuole ascoltare. Non gliene frega niente. Noi eravamo usciti in quel periodo, dopo il quale c’èra stato un buio medievale di 4/5 anni. Ora c’è una rinascita con piccole band e perfino con una scena hip-hop, che si autosupporta molto, di più di quella indie grazie alle loro crew gigantesche. A Lanciano c’è la Tsunami Click, venti ragazzini che durante i live cantano una strofa a testa! [sorride]

Domanda #SupportYourLocalScene: un musicista, una band delle vostre parti che meriterebbe attenzione. Vi posso dire che Luca Romagnoli aveva suggerito Nicola Ceroli
Domenico: Io sono di parte ma ti dico anche io Nicola, perché gli sto curando i brani del disco che uscirà, forse, un giorno. Ti dico lui anche in quanto ispirazione personale a livello batteristico.
Nicola: Ceroli, tra l’altro, suonava in una band fuori di testa, chiamata Frank’s Automatic Transmission: una figata! [sorride] Ci suonava prima di entrare nel Management…
Ivo: Io ti dico gli Axound di Teramo: devono crescere ma sono giovanissimi. Un bel power trio!

“I spent a long time down in the basement / Instead of rolling with the riff-raff”, cantano i PUP in un brano uscito non molto tempo fa ed è, forse, la migliore definizione attitudinale dei Voina.
Un gruppo che, per la dedizione che mette dentro i propri brani, merita di raggiungere platee importanti proprio come i fratelloni del Management Del Dolore Post-Operatorio.
Io, da questo piccolo blog, non posso che fargli un sincero “in bocca al lupo”, sperando che ripassino presto da queste parti.
Per andare a fare schifo insieme ancora una volta. 

I Voina sono:
– Ivo Bucci, voce;
– Nicola Candeloro
, chitarra;
– Domenico Candeloro, batteria;
– Daniele Paolucci, basso.

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