Anticorpi contro i turisti di Riccione. Mot Low live @Ottolenghi Summer (Asti, 25/06/2017)

“Are you looking for the mother lode?” 
Huh?  No, my child, this is not my desire 
And then she said / I’m digging for fire.
Pixies – Dig For Fire 

Negli ultimi tempi si è creata confusione – come se non ce ne fosse già bisogno – su cosa sia l’indie. È un dibattito a cui avevo accennato anche nell’ultimo articolo, l’intervista ai Voina, e che è stato sollevato di nuovo dal cantante dei Nadàr Solo, Matteo De Simone, in un lungo post su Facebook. Il succo di quella riflessione era che per i musicisti in possesso della testa indipendente non è un grande momento storico. E questo nonostante si sia iniziato a parlare di indie come di genere musicale di tendenza con i Thegiornalisti e Calcutta sulla cresta dell’onda (radiofonica) da più di un anno. Anch’io un anno fa avevo parlato con entusiasmo nostalgico di questa storia, ma ora è davvero poco più che un fenomeno da meme.
O da talent show…

Eppure, io sono convinto che esista un argine a questa situazione.
Le esplosioni di band come i Voina o i Giorgieness e, guardando più indietro, degli stessi Nadàr FASK – per dirne un paio – sono il frutto di anni di concerti a testa bassa davanti a un pubblico, forse, più piccolo ma molto più attento e reattivo – come ricordavano Giorgia D’Eraclea e Davide Lasala dei Giorgieness.

Io penso che anche Asti abbia, nel suo roster di gruppi, qualche artista che possa rivestire il ruolo che hanno, ad esempio, i Voina a Lanciano. Una di queste band sono i Mot Low che – dopo più di un anno – ho finalmente rivisto dal vivo all’Ottolenghi Summer, dove hanno presentato il loro nuovo album, in uscita entro la fine dell’anno. Forse, il pubblico non era ancora numeroso come meriterebbero ma la band guidata da Francesco “Merola” Mendola è in grande forma e il prossimo album sarà una BOMBA.
Fidatevi.

I Mot Low sono corrosivi per attitudine. Dopo tre pezzi, vista la nostra pigrizia ad alzarci dai tavolini di Palazzo Ottolenghi, Merola ci dice: “Noi non siamo di quelle band sfigate che dicono di venire più vicino. Anzi: state più lontano che si sente meglio.” Nel finale di concerto, invece, mentre gli altri tre membri della band suonavano la coda dell’ultimo brano, Merola prende la sua Telecaster blonde e la ripone nella custodia della chitarra: fine del concerto.
Questo è l’indie-rock. Ma non c’è solo provocazione.
I Mot Low sono realmente diversi perché fanno ciò che distingue realmente la musica indie da quella mainstream: mettono alla prova il pubblico.
Con i suoni, con i testi, con la volontà di comunicare qualche cosa che colpisca davvero e non adagi le persone nella culla di una ballata per vacanzieri…

L’artista è un nemico della sensibilità generale“, diceva Ai Weiwei.
I Mot Low e le band come loro sono il braccio armato di Asti per cambiare le cose.
Per ricominciare a fare musica, avendo qualche cosa da comunicare davvero.

P.S. Ecco un estratto semi-clandestino dell’esibizione dei Mot Low a Ottolenghi Summer. Questo brano si chiama De Coubertin e verrà incluso, verosimilmente, nel prossimo lavoro della band. Ed è subito HYPE.

I Mot Low sono:
– Francesco “Merola” Mendola,
voce e chitarra;
– Andrea Campagna,
chitarra;

– Alessio Carelli, basso;
– Daniele Bordone, batteria.

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