Wilkommen to Eurocirco! Intervista con gli Etruschi From Lakota (Caffetteria Mazzetti, Asti, 14/07/2017)

È sempre bello incontrare gli Etruschi From Lakota.
Oltre ad essere una band che spacca tutto quando è sul palco, è sicuramente uno dei gruppi più disponibili che mi è capitato di incontrare.
I loro concerti sono come delle grandi riunioni di famiglia e, quando ci si trova a intervistarli, si prova – o, almeno, per me è così – una tranquillità da “chiacchierata con gli amici” che pochi altri sono in grado di trasmettere.
Ed ecco perché, prima del primo live del loro tour a Ottolenghi Summer (in settimana – spero! – il live report), ho raggiunto Dario CanalTom Newton, new entry del gruppo, e il manager degli Etruschi, Luca Bosonetto, in un bar astigiano per una chiacchierata sul nuovo album, Giù la testa, e su altre novità che riguardano la band toscana.

Un pensoso Dario Canal e, alle sue spalle, Luigi Ciampini. A destra Simone Sandrucci.

La prima domanda non può non riguardare il vostro album in uscita a ottobre, Giù la testa. Intanto, perché la scelta di questo titolo?
Dario Canal: Dopo I nuovi mostri e Non ci resta che ridere, abbiamo deciso di continuare con il nostro filone cinematografico. La scelta è legata al momento storico che stiamo vivendo: abbassare il capo per tapparsi le orecchie dalle bombe oppure abbassare il capo perché la gente legge sullo smartphone. Ci sono una serie di ragioni che ci hanno portato a pensare a questo tipo di titolo. Sicuramente, poi, all’interno del disco, metteremo anche delle citazioni dal film.

Dalla tua risposta e, del resto, anche da come avete presentato Eurocirco, cioè come una prima parte di una trilogia, mi sembra che il prossimo album sarà un concept. Del resto anche quello precedente poteva essere una sorta di “concept contadino…”
Dario: Quando siamo partiti a lavorare con Giù la testa, abbiamo pensato subito di levare l’aspetto “contadino” per trattare tematiche più attuali, alla portata di tutti. Non ci resta che ridere era un album che raccontava di quello che ci circonda. In Giù la testa, invece, cerchiamo di descrivere quello che vediamo, ciò che succede nel mondo. Eurocirco, per esempio, rappresenta la nostra visione della politica europea.

Mi sembra, d’altra parte, un album che si preannuncia “meno contadino” anche nei suoni…
Dario: Sì, abbiamo fatto una scelta di suoni molto diversa, più moderna soprattutto dal punto di vista chitarristico. Simone [nda. Sandrucci], ha fatto una grande ricerca sul suono ascoltando alcuni chitarristi come Viterbini o Jack White. E poi c’è l’ingresso di Tom

Le due novità degli Etruschi: a sinistra Tom Newton, qui al flauto, e, a destra, Pietro “Piro” Marini, prestato al basso.

Mi hai anticipato! Non suona più con voi Diego “Papa Woz” Ribechini al basso: un cambio di formazione molto importante. Come è avvenuto?
Dario: Woz ha deciso di uscire in maniera molto serena. Siamo ancora amici anche se è un po’ dimagrito perché non beve tutta la birra che beveva prima… [sorride] Un bel giorno lui [nda. Dario indica Luca Bosonetto, manager degli Etruschi] ci dice: “Guardate ragazzi, c’è questo armonicista che spacca il culo.” In quel momento Tom stava lavorando con Eugenio Rodondi e, dopo averlo sentito, ci siamo detti: perché non inserirlo? E così, da suonare l’armonica in un pezzo, si è trovato protagonista in gran parte delle tracce di Giù la testa.
Luca Bosonetto: Ci siamo presi due ciucche tutti insieme e via… [sorride]

È curiosa anche la scelta di avere introdotto un musicista che non vada a sostituire Woz, visto che Tom si occupa di tutt’altri strumenti…
Tom Newton: Soprattutto, con loro suono un po’ di tutto: dall’armonica al flauto, alla tastiera che non ho mai suonato…ho perfino uno djembé! Mi piace spaziare. Suono bene l’armonica e basta ma il resto lo faccio suonare! [sorride]
Dario: Praticamente ora non c’è più il bassista. Sempre nell’ottica della ricerca che ti dicevo, abbiamo deciso in primis di togliere un po’ l’acustica per smorzare l’effetto “campagnolo” e far indossare al nostro buon Piro [nda. Pietro Marini] un bass VI, anche se ora si è comprato anche un basso vero e proprio. Anche la scelta di introdurre una tastiera con le diteggiature di un basso è dovuta all’idea di modernizzare il suono.

Simone Sandrucci con lo sguardo spiritato – ricordate: questo è #CPS. Solo foto brutte (o sfocate) – durante il live all’Ottolenghi Summer.

Una curiosità: nell’album saranno presenti due classici delle scalette degli Etruschi come Indiani e Teodoro e Mansueto?
Dario: No, Indiani è un brano che abbiamo concepito come singolo separato dal resto. Teodoro e Mansueto, invece, è un pezzo che dobbiamo ancora affrontare per il nuovo live…
Tom Newton: Non me l’hanno ancora insegnata!

E, a proposito dei live, i concerti degli Etruschi From Lakota sono sempre stati un misto tra esibizione teatrale e festa collettiva. Avete preparato qualche cosa di particolare per questo tour?
Dario: Queste date estive sono pensate per rodare il live: visto che c’è un nuovo membro, dobbiamo trovare la giusta gamma di suoni e un po’ di amalgama tra noi. Comunque stiamo pensando a qualche cosa di nuovo anche dal punto di vista scenico, perché il disco nuovo lo richiede per reggere le canzoni. Un pezzo come Eurocirco è pieno di immagini, di significati che, solamente cantandolo e suonandolo, non avrebbe la potenza di messaggio che si meriterebbe. E poi, vabbé, siamo sempre i soliti bischeri! [ride]

Inizierete il tour qui, ad Asti, mentre la seconda data sarà a Cuneo: è stato casuale o è frutto di una scelta, questo inizio piemontese?
Dario: Ci hanno chiamato, in realtà. Era da tempo che volevamo tornare qui a suonare, ché ci è sempre garbato. Però, oh: è il terzo anno che siamo qui a suonare! Se garba ai ragazzi del Diavolo e di Indi(e)avolato, facciamola! Anche al Le Basse, dove suoneremo la prossima, avevamo avuto un’ottima esperienza l’hanno scorso e ci hanno richiamato al loro festival: bomba!

A differenza di quello che fanno altri gruppi quando si chiudono in studio a registrare, voi avete scelto di continuare a suonare in giro, anche solo con chitarra e voce. Mi ha sorpreso e ho apprezzato molto questa scelta, perché avete comunque continuato a far parlare di voi, a farvi vedere in giro. È stata una scelta frutto di un ragionamento del tipo “non importa se esce più tardi il disco, almeno si continua a suonare” oppure è stato anche questo casuale?
Dario: Abbiamo impiegato davvero tanto tempo a costruire l’album e abbiamo avuto dei problemi di uscita: questo disco qua ci ha portato via quasi due anni! Ci siamo trovati in una situazione in cui non potevamo fermarci, perché non avrebbe avuto senso, e, inoltre, non ne sentivamo neppure l’esigenza. Come musicisti, noi dobbiamo suonare il più possibile: se c’è la possibilità, lo si deve fare. Poi, avendo anche un componente nuovo, se escono delle possibilità per farlo suonare, è importante dargliele.

Recentemente, dietro consiglio di un amico, ho visto una Ted Talk, tenuta da Amanda Palmer, intitolata The Art Of Asking. Qui, basandosi sulla sua esperienza, la Palmer spiegava che, a differenza di quello che si pensa, talvolta le persone sono molto contente di aiutare: basta chiedere! Mi siete subito venuti in mente voi e la vostra campagna Musicraiser. La sensazione che si ha, da fuori, è che si diventi parte di qualche cosa di più grande: finanziandovi, quel lavoro diventa anche “un po’ mio.” Pensate di essere più vicini, ora, a chi vi segue?
Dario: A noi, come sai, ci hanno rubato gli strumenti. Anche in quella situazione, la prima cosa che avevamo pensato di fare era stata chiedere aiuto alle persone. Avevamo bisogno di un sostegno economico per ricomprarli. Già allora tutti si erano mostrati vicini a noi: “Ragazzi, non dovete smettere di suonare”, ci dicevano. “E non può essere questa la motivazione. Quindi se possiamo darvi un contributo, siamo i primi a farlo.” Perciò, quando siamo stati contattati da Musicraiser, stilando una semplice lista delle persone e osservando i nostri fan, abbiamo capito di potercela fare. E non abbiamo neanche tartassato le persone al punto di andargli a suonare il campanello a casa! [sorride] Questo perché le persone credono in quello che facciamo.
Tom: In più è un album che parla della storia di tutti quanti noi.
Dario: Abbiamo cercato di costruirci una credibilità e abbiamo cercato di portare in giro sempre dei prodotti che le persone potessero apprezzare. E quindi, sì, suoniamo e facciamo musica per le persone e voi siete direttamente coinvolti.

Domanda #SupportYourLocalScene. Una band che secondo voi meriterebbe di uscire, di avere più visibilità in generale o che vi portereste in tour, ecc.
Dario: [sospira, pensoso] Ce ne sarebbero tanti…uscirà il disco di Eugenio Rodondi, cantautore torinese, che ha collaborato con noi al disco, scrivendo un testo. Lui si meriterebbe di essere ascoltato, anche più di altri, perché possiede una credibilità che pochi altri hanno. Altri che mi vengono in mente sono i Luoghi Comuni di Grosseto che hanno pubblicato un disco – Blu – che è molto bello e che vorrebbero portarlo agli occhi di tutti ma hanno grosse difficoltà. E poi…noi. Noi. NOI. NOI!
Tom: Fateci aprire i nostri concerti. [ride]
Dario: Fatevi aprire il culo!

E che vuoi aggiungere? Grazie ai ragazzi per la disponibilità – e per la birra offerta! 😉

Gli Etruschi From Lakota sono:
– Dario Canal, voce;
– Simone Sandrucci, chitarra e banjo;
– Pietro Marini, chitarra acustica, basso e bass VI;
– Luigi Ciampini, batteria;
– Tom Newton, armonica, flauto traverso, tastiera. 

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