Rock This Town. Etruschi From Lakota Live @Indi(e)avolato (Ottolenghi Summer, 14/07/2017)

We’re gonna rock till you pop
We’re gonna rock till you drop
We’re gonna rock this town
Rock it inside out.

Questi versi contenuti nel classico degli Stray Cats del 1981, Rock This Town, sono, nella loro semplicità, la migliore definizione di un live degli Etruschi From Lakota, la band che ti fa scatenare finché non finisci per terra.
E, devo dire, nei quattro live che avevo visto finora, Dario Canal e i suoi compari col loro suono classico ma mai demodè ci erano sempre riusciti.
rockeggiare questa città (Dio, come suona male in italiano!)

Gli Etruschi, però, non sono più quelli de I nuovi mostri o di Non ci resta che ridere.

Lo si vedeva fin da Super, il primo dei brani del nuovo disco, Giù la testa, in scaletta da un anno, e con l’ultimo singolo singolo, Eurocirco, si ha avuta la conferma che il sound degli Etruschi From Lakota stia approdando da un’altra parte: si ritorna alla ruvidezza di certi brani de I nuovi mostri ma con un alone di abrasività inedito. Canal ci aveva parlato delle ricerche chitarristiche di Simone Sandrucci e la sensazione è che la band toscanaccia stia tentando di avvicinarsi agli ultimi Bud Spencer Blues Explosion – l’influenza di Viterbini è dichiarata – o di certo hard-rock americano – mi vengono in mente The Answer ma si potrebbero fare mille altri nomi.
Oltre a queste novità, poi, c’è il cambio di formazione: fuori Diego Ribechini – il mitico Papa Woz – e dentro Tom Newton all’armonica (e non solo), con Pietro Marini che si sposta, parzialmente, al basso.

Troppi cambiamenti?

Penso che sarebbe stato il (lecito) dubbio di molti fan storici. Io avevo qualche perplessità di sicuro. Eppure, alla fine di questo primo live e una volta superata la malinconia per l’assenza di Ribechini, quello che rimane è un concerto della Madonna.
Forse, il migliore degli Etruschi a cui sia stato.
Newton si è già ambientato alla perfezione, alternandosi con nonchalance tra armonica e flauto traverso, mentre Pietro Marini dà la pacca che mancava col bass VI, completando le ricerca sonora delle chitarre di Sandrucci. In mezzo ci sono Luigi Ciampini, che sembra avere un conto in sospeso col suo drum-kit, vista la violenza con cui lo colpisce, e quel matto di Dario, che arringa il pubblico con il suo sguardo spiritato.
Sono sempre i buoni vecchi Etruschi From Lakota, sia chiaro, ma hanno fatto l’abbonamento in palestra e i risultati si iniziano a vedere.

È interessante notare infine come i vecchi brani si mescolino alla perfezione con i nuovi. Anche se parlare di vecchi brani, con gli Etruschi From Lakota, non è proprio corretto, visto che dal vivo la maggior parte delle canzoni vengono rivisitate radicalmente. La band adatta la propria discografia al nuovo spettacolo e al nuovo suono, creando uno show inedito anche quando suona vecchi brani – come nel caso del clamoroso finale con Re dei giudei.

Credo che potrei andare avanti ancora, svelandovi tutti i piccoli momenti che si sono inventati per questi concerti ma sarebbe come spoilerarvi il finale della vostra serie preferita.
Chiudo dicendovi solo questo. Non perdeteveli assolutamente se passano dalle vostre parti: quello degli Etruschi From Lakota sarà il miglior concerto che vedrete quest’estate.

Andate a vederli e…supportate questi bischeri!

Gli Etruschi From Lakota sono:
– Dario Canal, voce;
– Simone Sandrucci, chitarra e banjo;
– Pietro Marini, chitarra acustica, basso e bass VI;
– Luigi Ciampini, batteria;
– Tom Newton, armonica, flauto traverso, tastiera.

P.S. Nell’articolo precedente avevo scambiato il cognome di Luigi con quello di Diego Ribechini: chiedo scusa ad entrambi!
P.P.S. Qui, se non vi frega nulla degli spoiler e – come il sottoscritto – avete un certo feticismo per le scalette, trovate l’elenco completo delle canzoni eseguite dagli Etruschi: https://www.setlist.fm/setlist/etruschi-from-lakota/2017/ottolenghi-summer-asti-italy-73e5a28d.html
Quel brano che vedete alla fine del primo set, Quando vedo te, è una mina: forse, la ballata definitiva degli Etruschi…
Madò, quanto hype per quest’album, ragazzi!

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