Convivenza forzata Vol. 9. Salvario – Duemilacanzonette

Prologo. Canzonette da bar.

Questa storia inizia qualche mese fa, per l’esattezza, il 22 giugno 2017.
Sono al Freedom Café di Acqui Terme dietro invito di Giovanni Facelli, figura della scena musicale piemontese (e non) che ormai conosciamo bene e curatore, con Simone Bertolani, di Unplugged Corner, fighissima rassegna acustica che porta un po’ di musicisti realmente diversi in provincia. Tra di essi, Salvario, protagonista di questa serata.
La sua esibizione è stata convincente e vorrei davvero comprargli l’album ma…sono senza soldi!
Cioé, ancora di meno rispetto al solito…
“Vabbé, sarà per la prossima”, penso e raggiungo Giovanni e Simone per un ultimo saluto. Ma ecco che, proprio mentre sto per andarmene, arriva proprio Salvario.
E ha qualcosa in mano: il suo Duemilacanzonette!
Omaggio.

Di fronte a tale generosità – o a tali facoltà divinatorie – non posso far finta di niente e decido che questo disco sarà il protagonista del nono capitolo di Convivenza Forzata.
Ecco com’è andata.

Parte 1. “Così diverso da te.”

Penso di averlo già scritto ma è il caso di ripeterlo: io non amo particolarmente il cantautorato “modello base.”
Magari per qualcuno sarà una bestemmia ma i vari DallaDe GregoriGuccini non mi hanno mai detto nulla.
[Per altro, non saprei neppure dire bene perché. Forse, per l’aura “ispirativo-motivazionale” che si portano dietro: oh, a sentire certi musicisti/giornalisti/blogger pare che in Italia ci siano stati solo loro! 
Ok, scusate la digressione. 
Ritorno a Salvario.]
Salvario è un personaggio prezioso, perché è la dimostrazione che…
Si.
Può.
Fare.
Qualcosa di diverso.
Rispetto al passato – vedi sopra – e rispetto a certe tendenze contemporanee, il cantautore pugliese ha infatti trovato la sua formula personale. Certo è sicuramente un musicista della scena di Torino, dove risiede, e le attuali influenze cittadine – da Celona ai Miei Adorati Nadàr Solo – si sentono tutte. Proprio i Nadàr rappresentano il riferimento più importante, visto che qui suonano con Salvario l’ultimo brano (forse) della loro carriera, Dinosauri, e visto che alla produzione troviamo Federico Puttilli, chitarrista della band.

La canzone che riassume al meglio Duemilacanzonette è, però, Canzonetta da bar, in apparenza giochino citazionistico nello stile di Mi Ami (Mi basterà una vita) dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ma in realtà dotata di tutt’altro spessore.
Questa canzone è un manifesto, una presa di coscienza:

E di sicuro l’avrai letto che Lucio non c’è più
E la TV forse è un congegno che si spegnerà da sè
Ma non importa purché serva questa mia malinconia.

La stagione dei Grandi Cantautori è finita e gli eredi sono televisivamente compromessi ma Canzonetta da bar e portatrice di speranza: si può imboccare una strada diversa.
E questo album ne rappresenta un primo, ottimo tentativo. Per quanto, va detto, non sempre funzioni tutto alla perfezione…

Parte 2. “Se niente si distrugge…”

Se l’attitudine di Salvario convince, l’esecuzione non è altrettanto efficace fino in fondo.
In particolare si potrebbe riassumere questo disco come un lavoro a due tempi: metà disco (le prime cinque tracce) è davvero buono e può rivaleggiare tranquillamente con gli ultimi lavori di cantautori più famosi (una Fine dei vent’anni, se la gioca senza problemi con una Duri come un muro); l’altra metà, invece, risulta più insipida, fatta eccezione per Deja Vu.
Nel trittico PubblicitàLady TLasciami così è come se l’intensità della prima parte venisse meno. Non c’è la stessa forza compositiva e risulta un blocco un po’ duro da superare a livello di ascolto.

Oh, alla fine so’ gusti, però, è curioso che anche altri siano arrivati alla stessa conclusione, visto che un amico, pochi giorni dopo il concerto, mi aveva confessato la stessa impressione…
Comunque, si tratta di un limite più che naturale per un primo lavoro, complessivamente, davvero buono.

Conclusione. “Caro amico mio…”

In sintesi, Duemilacanzonette è un album di sostanza.
Di più.
È un album fatto con il cuore.
E si sente, anche quando risulta musicalmente meno efficace.

Salvario possiede la rara capacità di saper raccontare una storia. A tratti, hai quasi la sensazione che sia seduto accanto a te: non fosse impegnato a cantare, potrebbe iniziare a suggerirti la strada!
Perché Salvario non fa solo musica da viaggio ma è un vero e proprio compagno di viaggio, con cui puoi metterti a cantare a squarciagola (Duri come un muro) e perfino commuoverti (Caro amicoDinosauri). Certo, come detto, non è ancora tutto a fuoco come dovrebbe ma per essere un’opera prima il cantautore pugliese si merita una promozione piena.

Bravo e grazie per avermi accompagnato durante questo mese! 

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