Sambuca per due. Intervista con i Postura (Torino, Blah-Blah, 08/06/2018)

Postura sono stati senza dubbio La scoperta dell’estate 2017, per questo blog. Una band dirompente che, con il suo stile a metà tra Fugazi e Anthony Laszlo mi aveva sorpreso positivamente in occasione del loro live al Freak Out Fest.
Dopo quasi un anno, riesco a rivederli dal vivo e a incontrarli per due chiacchiere a base di Sambuca.


No, scherzo ho bevuto due “Cuba Libre light” (cioé due Coca-Cola) ché dovevo guidare… RIP.
Ma l’intervista è stata bella lo stesso. 

A livello di genere è molto difficile classificare lo stile dei “Postura”. Come nasce questo progetto?

Michele Pinza: Avevamo un altro gruppo in precedenza, dove non stavamo facendo quello che volevamo, ed è stato questo a darci la spinta. Noi siamo cresciuti assieme – lui abita qualche piano sopra di me – e abbiamo sempre fatto cose insieme: abbiamo deciso di provare anche questo insieme.
Riccardo Guelfi: Io sono nato batterista ma avevo la necessità di prendere e cantare; lui, invece, scriveva tutti i pezzi del vecchio gruppo (melodia, giri, ecc.) ma non li suonava…
Michele: È stato un insieme di cose che non è stato deciso: quello che è venuto fuori è frutto di ciò che ci piace.

Recentemente ho letto le recensioni dei vostri due album su Rockit. Trovo curioso che le ragioni per cui vi sminuiscono – “un vortice rock che non sa che traiettoria prendere” – rappresentino, per me, proprio dei punti di forza: il fatto che cerchiate di trovare una formula espressiva nuova.

Michele: Sicuramente ci piace stupire. Se facciamo qualcosa che dà fastidio, a noi piace.
Riccardo: Noi, poi, ascoltiamo moltissima musica e ci rompiamo un po’ le palle a fare quanto fanno già altri.
Michele: Anche se è vero che alcune volte esageriamo…

Secondo me un ottimo esempio è 2 giorni d’asteroidi dal vostro primo album, Mani, che, arrivati a metà traccia, sembra essere finita. E invece riparte, spiazzando completamente l’ascoltatore…

Michele: Tutto è nato per caso. Il pezzo era finito ma lui ha fatto un “tum-tum-pah-tum-tum-pah” e la canzone è proseguita! Noi ci lasciamo trasportare, senza metterci limiti. Non ci riteniamo dei musicisti della Madonna ma facciamo quello che sappiamo fare ed è per questo che cerchiamo di andare oltre…
Riccardo: …per esprimere quello che siamo.

Michele Pinza sul palco del Blah-Blah (foto sfocata, nella migliore tradizione di #CPS)

Trovo sia molto interessante anche la crescita tra i due lavori. Mani è un disco ancora abbastanza lineare, per certi versi. Così perfetti, invece, è un album più difficile da ascoltare e, nello stesso tempo, più maturo dove provate a riproporre quello che fate sul palco.

RiccardoMani è stata un’esplosione di repressione che derivava dall’altro gruppo. Sia chiaro: non abbiamo niente contro quella band. Ma avevamo necessità di fare ciò che volevamo. Infatti Mani è nato in 4 mesi: sette pezzi che abbiamo vomitato fuori e che, si sente, sono poco organizzati. Così perfetti è più studiato. Ci siamo detti: “ok, vogliamo andare verso quella strada lì.” Sicuramente non ci siamo ancora arrivati ma di questo siamo contenti.

Vi ho visti questa sera, a distanza di una decina di mesi dall’ultima volta (Freak Out Fest di Fossano), e mi sorprende quanto abbiate rinnovato il live in così poco tempo. Mi sembra ci sia una volontà di mantenere il concerto dal vivo in costante evoluzione, forse, un po’ come la vostra musica: certo, presentate dal vivo i vostri dischi ma, nello stesso tempo, li rinnovate.

Riccardo: Noi, passato qualche mese dalla registrazione, arriviamo a un punto in cui , ci piacciono i nostri pezzi, ma li modifichiamo, affinché ci rappresentino oggi.
Michele: Noi riusciamo a trasmettere qualcosa se crediamo in quello che facciamo. Se sentiamo un pezzo come macchinoso, non va bene. Il fatto di riarrangiarli è dovuto a una rielaborazione del brano che ci porta a suonarlo dal vivo in maniera più naturale.
Riccardo: Non vediamo i brani come qualcosa di fisso che non si può cambiare.
Michele: Sono sentimenti che vengono ripresi e rivissuti in maniera diversa.
Riccardo: Rifare un pezzo, dove non abbiamo più l’emozione che c’era quand’era stato registrato, non arriverebbe al pubblico.
Michele: Alcune volte lui mi dice: “Io mi sono ri-emozionato a suonare quel brano”. E così va bene. Se non mi gasa, non lo faccio.

Riccardo Guelfi sul palco del Blah-Blah

Leggendo i vostri testi, mi sembra di poter dividere i vostri brani in due filoni: uno più “sociale” e uno più “filosofico-intimo”. Come nasce un testo dei Postura?

Riccardo: Le due dimensioni rispecchiano come scriviamo noi due e, facendoci caso, si riconosce quando scrive Michele e quando scrivo io. Però, amiamo quello che scrive l’altro e, d’altra parte, se qualcosa non piace all’altro, non si mette: viviamo insieme e costruiamo i testi insieme ed entrambi ci dobbiamo riconoscere in quanto ha scritto l’altro. Però, è vero: ci piace essere filosofeggianti, far parafrasi, ma anche far sentire gli odori scarni, senza troppi ghirigori.
Michele: Dipende dalla canzone, da cosa ci suscita un determinato periodo. Poi ognuno ha la sua anima, l’una più filosofeggiante e l’altro più concreto, ma la si lascia emergere senza limitarla e, quando viene fuori, le si va dietro.

Così perfetti ha quasi un annoCosa ci possiamo aspettare dal vostro futuro?

Riccardo: Allora, se ti diciamo esattamente cosa ci sarà nel nostro futuro, mandiamo a puttane l’intervista, visto che abbiamo detto che viviamo per emozioni quotidiane! [ridiamo]
Michele: Per noi sta cambiando la vita, perché stiamo per iniziare a cimentarci con “quello che faremo da grandi”. Ma sicuramente faremo quello che vogliamo: piuttosto, abbiamo il terrore di ripeterci!
Riccardo: Non sappiamo nemmeno noi che faremo. Sicuramente registreremo un disco a ottobre, con circa otto pezzi.
Michele; Anche l’inedito che abbiamo suonato questa sera, Sambuca, non è detto che sarà così come l’hai sentito, visto che era stato studiato per una sessione acustica [nda. presto pubblicato da il Salotto di Stug]. Ci piace anche così ma non ci poniamo limiti.

Domanda #SupportYourLocalScene. Un musicista delle vostre parti, una band con cui avete diviso il palco o qualcuno che, in generale, vi sentite di supportare.

Michele: Ci metti un po’ nella merda… [ride]
Riccardo: Spezia fa fatica in questo periodo…diciamo che fa un altro genere.
Michele: Noi supporteremmo un genere che ci piace. A La Spezia non è che non ci sono artisti bravi ma fanno un genere che non ascoltiamo. In generale, però, musicisti che ci piacciono, che ci mettiamo in playlist, ci sono. Però, noi teniamo a fare una cosa: ti ascoltiamo, ti mettiamo in prova, ci piaci ma poi ti vogliamo vedere dal vivo. Se, anche dal vivo ci gasi, allora sei nel nostro cuore! Ci è accaduto con La Macabra Moka, i Nêuvegramme, i Jx ArketIl Sistema di Mel, I Boschi Bruciano… Di gruppi interessanti ce ne sono ma suonare dalle nostre parti è un evento. Allo Shake, ad esempio, una volta suonavano una volta a weekend ma oggi di gruppi ce ne sono pochi. Il Piemonte è un po’ meglio: quando eravamo venuti a Fossano a suonare, siamo rimasti sorpresi perché…beh, intanto perché c’era un festival indie. Poi, perché c’era gente a un festival indie e, infine, perché questa gente aveva voglia di ascoltare. Ci ha sorpreso la loro cultura che da noi è roba preistorica.

Postura sono:
– Michele Pinza, chitarra e voce;
– Riccardo Guelfi, batteria e voce.

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